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Il primo divorzio in Italia 50 anni fa. La sentenza a Modena per Luisa

La 25enne Benassi lo ottenne a pochi giorni dall’entrata in vigore della legge: un evento di cui si occupò il New York Times

MODENA. «The first couple in modern Italian history to be granted a divorce». Ovvero: «La prima coppia nella storia moderna dell’Italia a cui è stato concesso di divorziare». Luisa non sapeva che la sua vicenda sarebbe finita due giorni dopo sulla pagina 4 del New York Times a simboleggiare un mutamento epocale. In quel freddo 29 dicembre del 1970, pochi giorni dopo quel 1° dicembre in cui l’Italia si era data una legge sul divorzio, la modenese Luisa Giorgia Benassi divenne la prima donna italiana a potersi definire divorziata in base alla nostra legislazione. E dunque a tornare nubile dopo le nozze. Le cronache dell’epoca raccontano che Luisa aveva 25 anni, era confezionista in una ditta di abbigliamento e aveva un figlio di sette anni, Massimo, che le venne affidato, mentre all’ex marito dopo il divorzio venne imposto dal Tribunale di pagare 5 milioni di lire (l’anno) alla non più consorte. Oggi sarebbero 45 mila euro.

Luisa Giorgia Benassi, la prima donna italiana a divorziare 50 anni fa



Una foto scattata proprio quel 29 dicembre 1970 la mostra sorridente assieme al figlio. In un’intervista del 2018, ormai pensionata, Benassi spiegava la difficile situazione nella quale però si era trovata a vivere prima per la separazione e poi per il divorzio. «Ma io sono una donna forte e coraggiosa e con la fine del mio matrimonio mi sono liberata da un incubo». Già un anno dopo le nozze, Luisa si era separata di fatto dal marito, Alfredo Cappi, anche se legalmente lo fece solo nel 1968. Era assistita dall’avvocato Andrea Braglia (oggi scomparso). I giornali locali riportavano che alla fine di settembre del 1970 erano già più di 150 le cause di divorzio depositate in corso Canalgrande, in attesa che la legge vedesse la luce. E lo stesso New York Times nel suo articolo sul primo “divorzio all’italiana” parlava di un milione di persone all’epoca pronte a sciogliere il voto matrimoniale nel nostro paese. L'onorevole democristiano Angelo Castelli dopo la sentenza del 29 dicembre presentò un'interrogazione parlamentare per sapere come avesse fatto il Presidente del Tribunale di Modena a istruire la causa e depositarla in cancelleria in così pochi giorni. Il Presidente era all’epoca Aurelio Galasso, che è poi diventato nel recente passato sostituto Procuratore generale della Corte di Cassazione, occupandosi tra l’altro di processi importanti (quelli su Dell’Utri ed Errani tanto per dirne due).

La legge Fortuna-Baslini sul divorzio in Italia porta in primis il nome del deputato socialista Loris Fortuna, che insieme al Partito Radicale lottò per sensibilizzare l’opinione pubblica a suon di manifestazioni di massa e con una continua pressione sui parlamentari laici e comunisti ancora incerti sul voto; contrarissimi erano la Dc e la Chiesa cattolica. La legge alla Camera passò dopo una seduta fiume nella notte tra il 30 novembre e il primo dicembre 1970 con 319 voti favorevoli e 286 contrari (164 e 150 al Senato). Nel gennaio del 1971 venne immediatamente depositata presso la Corte di Cassazione la richiesta di referendum da parte del ‘Comitato nazionale per il referendum sul divorzio’, che godeva del sostegno dell'Azione cattolica e dell'appoggio esplicito della Cei e di gran parte della Democrazia Cristiana e del Movimento Sociale Italiano. Il 12 maggio 1974 si tenne il Referendum abrogativo, al quale partecipò l’87,7% degli aventi diritto: votarono no il 59,3%, e la legge sul divorzio rimase in vigore. Il 30 novembre 1980, dieci anni dopo la prima applicazione della legge, il giudice Galasso spiegò in un’intervista che il Tribunale di Modena aveva emesso fino a quel momento 1.490 sentenze di divorzio e di queste lui stesso ne aveva firmate 994. Nel caso di Luisa Giorgia Benassi si era arrivati in fretta alla sentenza «perché non c’erano questioni in merito all’affidamento dei figli e alla regolamentazione dei rapporti economici tra le parti». Sono state migliaia le coppie modenesi che da cinquant’anni a questa parte hanno chiesto lo scioglimento del loro matrimonio. Luisa, la prima ad averlo ottenuto, e che si era risposata negli anni Ottanta, ora però non è più tra noi. —