Modena L’inarrestabile crescita della cassa integrazione «Ore già decuplicate»

Sull’occupazione le conseguenze più pesanti: in tre mesi persi 3700 posti soprattutto nei settori del commercio, in alberghi e ristoranti (–1.306 unità)

MODENA Cassa integrazione decuplicata in un anno, crescita economica in flessione del 10,3%, drastica riduzione degli avviamenti al lavoro in primavera, mentre tra marzo e maggio sono state perse quasi 3.700 posizioni di lavoro dipendente.

L’Osservatorio sull’economia e il lavoro – curato da Ires Emilia-Romagna per conto della Camera del Lavoro di Modena – annualmente fornisce un quadro aggiornato sull’andamento provinciale dei principali indicatori economici e delle dinamiche occupazionali.

La dodicesima edizione dell’Osservatorio è stata presentata ieri e i dati salienti sono tutti di segno negativo, in presenza peraltro di un quadro che rimane incerto e di difficoltà. Lo scenario macro-economico che già aveva evidenziato nel 2019 un rallentamento della crescita a livello provinciale, regionale e nazionale per il 2020 prevede un’assai marcata flessione sia per Modena (–10,3%) che per l’Emilia-Romagna (–10%). Secondo le stesse stime Prometeia dovrebbe poi seguire nel 2021 un parziale recupero (+8,1% per la provincia).

Per l’industria in senso stretto si osserva il medesimo andamento mentre il settore delle costruzioni dovrebbe subire una forte diminuzione del valore aggiunto (-11,3%) e i dati relativi alle vendite del commercio sono molto negativi, con il primo trimestre dell’anno che registra una forte contrazione, per effetto del lockdown primaverile. Ires ricorda che nel 2019 in provincia il numero di occupati era aumentato di oltre 3.500 unità rimanendo decisamente superiore – di oltre 10 mila unità – ai livelli dell’intero periodo 2009-2015 e anche al dato pre-crisi del 2008 (circa 7mila occupati in più).

La crescita dell’occupazione dell’anno scorso è esclusivamente femminile: nel 2019 rispetto al 2018 il numero di donne occupate è infatti aumentato del 3,4% (oltre 4.700 in più), mentre per gli uomini si è registrato un decremento di 1.265 unità (–0,7%). Il tasso di occupazione è arrivato così l’anno passato al 69,8% mentre quello di disoccupazione è passato dal 6% del 2018 al 6,5% del 2019 (il tasso emiliano-romagnolo è intanto sceso al 5,5%) ed è diminuito di quasi 5mila unità (–4,2%) il numero degli inattivi di età compresa tra 15 e 64 anni. In provincia si è così assistito a un aumento degli occupati ma anche a un incremento dei disoccupati (+1.878), in parte per effetto dall’uscita dallo stato di inattività di circa 4.900 persone.

Questa è però storia di ieri: oggi la pandemia sta mostrando le sue ricadute sul mercato del lavoro provinciale, che con la primavera ha subito una significativa battuta d’arresto, ancora parzialmente celata oggi dal blocco dei licenziamenti. Nei primi mesi del 2020 (dati Siler) lo scenario infatti è mutato completamente: a marzo si è assistito a una drastica riduzione degli avviamenti, meno di 7mila a fronte dei quasi 10.600 del mese di febbraio (–34%) e dei quasi 11mila di marzo 2019 (–38,8%). La tendenza risulta rafforzata nel mese di aprile, quando gli avviamenti mostrano un saldo attivazioni-cessazioni pari a –1.810.

Anche le corrispondenti cessazioni dei rapporti di lavoro dipendente hanno mostrato da marzo una variazione tendenziale negativa anomala e particolarmente marcata, riguardando in gran parte contratti a termine giunti a scadenza e non rinnovati (questo per il blocco dei licenziamenti fino a marzo 2021). Tra marzo e maggio a livello provinciale sono state così perse quasi 3.700 posizioni di lavoro dipendente, principalmente nel settore del commercio, alberghi e ristoranti (–1.306 unità), nelle altre attività dei servizi (–1.097) e nell’industria in senso stretto (-1.227).

Danno idea dell’impatto della pandemia anche i dati relativi alle ore di Cassa integrazione guadagni. In provincia di Modena in tutto il 2019 si era arrivati a circa 5,1 milioni di ore complessivamente autorizzate mentre nei soli due mesi di aprile e maggio 2020 si sono superate i 28,5 milioni di ore. Il picco del ricorso alla Cassa integrazione guadagni si è registrato nel mese di aprile, con oltre 17,7 milioni di ore complessivamente autorizzate corrispondenti a oltre 111mila lavoratori equivalenti a zero ore. Tra gennaio e ottobre, sottolinea la Cgil, questo dato è salito a 52 milioni di ore. —