Pandemia a Modena, la prima ondata: decessi +22% in provincia A Carpi aumento del 38,5%

Come il Coronavirus, tra gennaio e giugno, ha cambiato la demografia del Modenese I dati dell’Osservatorio Economia e Lavoro elaborati da Ires per conto della Cgil Modena 

Statistica

Giovanni medici


La dodicesima edizione dell’Osservatorio Economia e Lavoro elaborato da Ires Emilia-Romagna per conto della Cgil di Modena ha dedicato una particolare attenzione alle dinamiche demografiche, che non possono essere slegate dalla pandemia da Covid-19 in corso: nei mesi corrispondenti alla cosiddetta prima ondata (marzo-giugno) l’indagine mostra infatti un incremento del 22% dei decessi in provincia rispetto alla media di quelli registrati nei 5 anni precedenti (in Emilia-Romagna l’incremento è stato quasi del 34%, 5547 morti in più). Modena ha visto aumentare i decessi da 651 a 783 (+20%), la provincia da 2381 a 2906 mentre a Sassuolo i morti tra marzo e giugno sono stati il 31.7% e a Carpi addirittura il 38.5% in più.

«I dati Istat relativi ai mesi successivi a giugno – ha spiegato Valerio Vanelli, ricercatore Ires – fanno ipotizzare che la seconda ondata sarà ancora peggiore. Quanti di queste morti in più siano dovuti al Covid-19 non possiamo saperlo con precisione, bisognerebbe chiedere alla Ausl, ma i picchi di decessi si sono verificati in corrispondenza di quelli della pandemia».

I dati di Istat e disponibili comune per comune mostrano poi che a Modena a gennaio 2020 i decessi sono aumentati del 15,7% (sempre rispetto alla media dei cinque anni precedenti), a febbraio del 5,4%, a marzo del 44,6%, ad aprile del 25,9%, a maggio del 18,5%, a giugno del 15% mentre a luglio ed agosto rispettivamente dell’1,9 e dell’1,5%.

Se si considerano poi le differenti fasce di età, i 112 morti della media marzo-agosto 2015-2019 nello stesso periodo di quest’anno sono diventati 113 tra i 65-74enni, 313 (contro 276) nella fascia di età 75-84 anni e 571 contro 518 in quella oltre gli 85 anni.

A Carpi le percentuali di incremento sono state rispettivamente del 20, 16 e 28% in più e a Sassuolo del 41,8 e 18% in più.

Dalla ricerca dell’Ires si desume poi che la popolazione residente in provincia al 1° gennaio 2020 ammontava a 708.346 persone e che questa continua ad aumentare, ma con ritmi meno marcati di quelli degli anni passati, per effetto di un rallentamento dei flussi migratori stranieri (+216 nel 2019 la differenza tra arrivi e partenze); se passiamo ai cittadini italiani, il saldo naturale è altamente negativo (7208 morti contro i 3668 nati nel 2019), compensato da flussi migratori, in particolare da altre regioni, che si mantengono però consistenti (+ 2351).

Un fenomeno ormai noto è poi l’invecchiamento della popolazione, con i cosiddetti “grandi anziani” che costituiscono ormai il 12% degli abitanti della nostra provincia. Un secondo fenomeno, strettamente legato ad esso, è quello della denatalità: nel modenese i bambini nati nel 2019 sono stati oltre il 29% in meno di quelli venuti al mondo nel 2008, contando anche le nascite di bambini figli di genitori stranieri.

La componente straniera della popolazione al 1° gennaio 2020 in provincia di Modena risultava costituita da 95.884 persone, pari al 13,5% della popolazione residente (dato più elevato del 12,5% regionale e dell’8,8% nazionale), con valori più alti in particolare a Modena (15,6%) e nel distretto di Vignola (15,3%). Nel 2019 sono nati in provincia 1.417 bambini stranieri, pari al 27,9% del totale. Le comunità più numerose? Marocco, Romania, Albania, Cina. —