Modena: il grido d'allarme «Il 30% dei nostri ristoranti non riaprirà più a gennaio»

Roberto Mariotti, portavoce dell’associazione che raggruppa le attività di tutta la provincia è critico verso le misure natalizie: dalle chiusure serali agli stop ai cenoni e agli spostamenti 

L’INTErvista / 1

Gabriele Farina


«Tre ristoratori su dieci non apriranno l’anno prossimo».

È la previsione di Roberto Mariotti. Il portavoce dell’associazione Ristoratori di Modena e Provincia (e titolare del locale 212) è decisamente critico verso il dpcm Natale.

Cosa cambia adesso?

«Torniamo alla situazione di prima, in cui i ristoranti restano sempre svantaggiati. La ristorazione si concentra più alla sera e nei fine settimana, a pranzo si lavora il 50% in meno. La nostra categoria resta la più penalizzata: invece di tenere i locali aperti, senza fare assembramenti, ci chiudono alle 18: è un errore madornale».

Cosa avreste chiesto?

«Di andare avanti fino alle 23, facendo rispettare le norme e facendo i controlli. Occorreva “bastonare” in senso buono, facendo chiudere chi non rispettava le regole».

Quanto incideranno i divieti dei cenoni?

«Sarà un danno incalcolabile. Molti colleghi ne subiranno le conseguenze. Il 30% di noi non riaprirà più dopo la fine del dpcm Natale o andrà avanti per 5-6 mesi, poi dirà basta. Avevamo proposto di chiudere tutto dal 10 novembre fino all’8 dicembre. Forse avremmo affrontato il Natale con tutte le dovute cautele, ma i ristoranti potevano rimanere aperti».

Con gli spostamenti tra regioni blindati dal 21 dicembre cosa prevedete?

«Sarà un’ulteriore mazzata. Lunedì faremo una riunione e puntiamo a tenere tutti chiusi. Cosa tieni aperto per venti persone? Ci sarà un danno incalcolabile, sono stati fatti errori a monte».

Cosa potreste domandare come associazione?

«Abbiamo visto ormai come funziona. Quando il governatore Stefano Bonaccini ha chiesto una cosa, il ministro Roberto Speranza ne ha fatto un’altra. Non chiediamo neanche niente a Bonaccini, una persona che c’è stata vicina come il sindaco Gian Carlo Muzzarelli. È il governo che poteva studiare misure più sensate».

Cosa ne pensa dei ristori? «Ad aprile c’è stata una prima tranche, a chi è arrivata. Se fatturo però 300mila euro e me ne danno 30mila, cosa me ne faccio? Devo aiutare i miei trenta dipendenti. Se non arriva la cassa integrazione e loro devono pagare l’affitto, cosa fanno? Sono persone che lavorano come me. Dovevamo lavorare con tutte le cautele. Soprattutto a Natale, quando si faceva più fatturato».

Come ristoratori, avreste voluto più coinvolgimento ai tavoli con l’esecutivo?

«Il governo avrebbe dovuto chiamare qualcuno del nostro settore. Il sindaco e il governatore sono più vicini alla gente. A Roma invece non ci sentono e non vogliono capire. Devono tutelare la salute delle persone, ma non si può fermare una filiera. È un danno incalcolabile per noi, per le famiglie, per tutti». —