Aldino chiude dopo 71 anni «La mia vita tra le biciclette Quel giorno che a Vignola ne arrivarono più di 6mila...»

La bottega di Colombari una istituzione: «Al lavoro dal 1949 ad oggi Aggiustavo moto e facevo da deposito, volevo passare il testimone»

Vignola, dopo 71 anni di lavoro tra bici e motorini, Aldino abbassa la saracinesca

VIGNOLA. Durante i suoi 71 anni di lavoro, Aldino Colombari non ha solamente aggiustato migliaia tra biciclette e motorini: ha visto cambiare il mondo. «Ho iniziato a lavorare nel 1949. Allora avevo 11 anni e tre sorelle. Abitavamo, assieme ai miei genitori, a Spilamberto. Poi la guerra si è portata via molte cose, tra cui la nostra casa e la mia infanzia» è il ricordo di Aldino Colombari, lo storico meccanico di biciclette di Vignola che lo scorso ottobre ha abbassato la saracinesca della sua bottega in via Battisti per l’ultima volta. «Era il 26 dicembre a mezzogiorno quando un bombardamento, evidentemente destinato alla vicina ex Sipe di Spilamberto, ha colpito in pieno la nostra abitazione. Muri non ce n’erano più e noi cinque siamo stati sollevati dalle macerie con delle funi. Ecco, queste circostanze, ben diverse dal mondo che conosciamo oggi, mi hanno portato a Vignola, dove ho iniziato a lavorare nonostante la giovane età. Si doveva fare così e basta. Ho imparato il mestiere nella bottega di Giuliano Marino, in viale Mazzini e lì sono rimasto per oltre 40 anni. Eravamo in tutto 18 ragazzi e lavoravamo come meccanici. Io naturalmente ero il più giovane».

Colombari ha aggiustato biciclette e motorini a Vignola per 71 anni. In molti ricordano l’ingresso della sua bottega, dal quale era solo possibile immaginare quanti pezzi e attrezzi vi fossero contenuti, visto l’ordine “tecnico” con cui erano disposti. «Se avessi messo le cose al loro posto, non le avrei mai più ritrovate - non fa una grinza lo stile d’altri tempi di Aldino - gli ultimi anni avevo il desiderio di cedere l’attività a un giovane che volesse continuare il mio mestiere, ma quei pochi che sono venuti hanno capito in fretta che le ore di lavoro rispetto al guadagno erano di gran lunga superiori. I primi anni si lavorava tantissimo, poi gli ultimi 30 sono stati una lenta discesa».

Già al tempo dell’officina in viale Mazzini, Colombari ricorda che una delle attività più fruttuose per gli addetti del mestiere era quella del deposito. «Andavo a lavorare alle 7 del mattino e chiudevo all’una di notte. Al tempo, e parlo degli anni ’60 e ’70, tantissimi ragazzi venivano a Vignola in bicicletta dai comuni vicini: Castelfranco, Marano, Castelnuovo. Venivano qui per andare al cinema o a teatro o a prendere un gelato. Lasciavano la bicicletta in deposito da me e la tornavano a prendere quando rientravano a casa. Le sere estive stavano fuori davvero fino a tardi». Un episodio su tutti fa sorridere ancora Aldino. «In primavera a Vignola, per S. Giuseppe si faceva una grande festa, con bancarelle di ogni tipo. I ragazzi venivano da tutta la provincia, naturalmente in bicicletta. Era un sabato pomeriggio degli anni ’70, se non ricordo male e io avevo messo a disposizione i miei spazi per il deposito. Eravamo in 5 a lavorare e in quella occasione ho staccato 6.700 biglietti consegnati alle persone che mi avevano lasciato in custodia la loro bicicletta. Fu memorabile: il piazzale era gremito di biciclette. E poi avevo un occhio particolare per le due ruote: quando i ragazzi tornavano a riprendere la propria bici, a fine giornata, sapevo perfettamente dove si trovava».

Colombari spiega che quello del deposito rappresentava un servizio molto impegnativo in termini di ore lavorative, ma era un modo per arrotondare lo stipendio a fine mese: «Costava 2 o 3 lire all’ora. Non si facevano i soldi ma almeno coprivo parte delle spese dell’officina».

Una bicicletta su tutti occupa ancora un posto nel cuore di Aldino: «Nel 1957 arrivò in officina da me un francese, con la sua due ruote legata nel portapacchi della macchina. Aveva ancora i cerchi in legno e aveva bisogno di una piccola aggiustatura: poter maneggiare un pezzo del genere fu emozionante. Penso di averne viste davvero troppe. Per questo motivo ho tenuto soltanto una bicicletta. La mia». —

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