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Modena, Gaggio, Nonantola È una piena da record e l’argine si rompe Il fiume Panaro entra nelle case di città e provincia

I danni maggiori causati dal Panaro: persone e animali salvati, attività danneggiate, strade interrotte e ponti chiusi

Enrico Ballotti

In questi casi sono le immagini a farla da padrona. Le fotografie delle concessionarie di automobili sott’acqua a Modena, gli scatti di via Nonantolana trasformata in un fiume. Le persone che a Gaggio e Bagazzano devono lasciare le proprie abitazioni. Vinicio, sì quello del ristorante Vinicio, pronto ad aprire la sua attività post “zona arancione” ed invece costretto a fare i conti con il fango in sala. «Ci rimboccheremo ancora le maniche, cosa volete che vi dica. È l’unica cosa da fare. Speravamo di aprire...».


Quella di ieri è stata una giornata decisamente complicata, tanto complicata che dalla Regione è partita la richiesta di “stato di emergenza”. Colpa della rottura dell’argine del fiume Panaro, siamo poco più a nord di Navicello. L’allerta è “rossa”, il grado di massimo di attenzione e pericolosità. Una piena del genere non si registrava da 20 anni nel Secchia e da 50 anni nel Panaro.

La causa, ovviamente, la pioggia e la neve dei giorni scorsi. Dalla sera di sabato a ieri sono caduti 300 millimetri di acqua sul crinale. La discesa della piena ha scandito anche il susseguirsi delle segnalazioni. La prima, in mattinata, a ponte Samone che rischia seriamente di crollare. Una pila che sorregge l’arcata centrale è spaccata. Panaro, poi, ha dato tregua a quei comuni che godono di un letto grande. Come Marano, Vignola, Savignano e Spilamberto. Anche San Cesario. Discorso diverso nelle campagne tra Castelfranco e Nonantola. Elicotteri di Vigili del fuoco e Protezione civile hanno volato sul territorio, i gommoni hanno portato in salvo i cittadini. Cittadini e animali come un gruppo di cagnolini sempre nella zona di Nonantola. E cosa dire della Nonantolana. A causa della rottura dell’argine nell’area di Navicello si è trasformata in una sorta di “fiume secondario”. L’acqua è arrivata sino alla Coop. Non succedeva dal 1966.

A Modena, zona Fossalta, si è dovuto fare i conti con diverse problematiche. “Merito” in questo caso anche del Tiepido tracimato al pari del Panaro. E attenzione non stiamo parlando di luoghi lontani. Ma del concessionario Jaguar o del ristorante Vinicio.

I ponti chiusi, con quello di Samone in una situazione complicata, si sono sprecati anche sul Secchia dove la piena ha raggiunto altezze metriche record. Come del resto, soprattutto a Modena, non si contano le vie interdette al passaggio di mezzi e persone. Giusto alcuni esempi: stop alla via Emilia tra via Caduti sul lavoro e il ponte di Sant’Ambrogio. Chiusa inoltre via Curtatona venendo dalla Vignolese.

Molte famiglie si sono dovute trasferire ai piani superiori, altre hanno lasciato casa e trovare rifugio da parenti e amici. O si sono sistemate nei centri di accoglienza installati a Castelfranco: le palestre della città hanno ospitato cittadini di Castello e Nonantola.

La gravità della situazione la si è percepita anche stando lontano dai corsi d’acqua. Anche lontano da quel Panaro che, certo, ha causato più danni. Bastava, infatti, mettersi in strada per capire la situazione. Camionette dei Vigili del fuoco cariche di gommoni e moto d’acqua, poi Polizia locale e Polizia di Stato, carabinieri, Protezione civile e Croce Rossa. I più attenti avranno notato anche i volontari della Protezione civile della Pubblica assistenza e, perché no, i Boy Scout. Senza scordare l’associazione nazionale della Polizia Penitenziaria. Allertata anche la Marina. Tutti al lavoro, in concerto con amministrazioni e dipendenti comunali, per cercare di arginare quanto stava combinando il Panaro. Tutti coordinati dalla centrale operativa di Marzaglia che si è attivata in fretta. Un lavoro continuato per l’intera nottata e che proseguirà anche nella giornata odierna. Come proseguiranno anche gli interventi di tecnici e operai sui vari argini. In zona Navicello, dove è avvenuta la rottura delle sponde, un temerario su di una ruspa continuava a sganciare sassi per evitare il peggio. Altre operazioni non hanno risparmiato le tane degli animali che creano problemi in questi casi.

La memoria porta a quanto accaduto a Bastiglia e Bomporto nel 2014. Mentre la domanda, ripetuta durante tutti questi eventi, è sempre stata una: per quanto pioverà? A dire il vero a fare la “voce grossa” non è stata la pioggia di ieri quanto quella dei giorni scorsi (neve e vento in montagna hanno fatto il resto). Morale: oggi tregua, ma già da domani è prevista nuova pioggia. —

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