Formigine.  «Quei cacciatori sparano sempre a ridosso delle case»

I residenti della zona di via Ghiarola sono preoccupati «Pallini a caduta sono arrivati addosso a mia madre»



FORMIGINE


I residenti della zona di via Ghiarola temono per la propria incolumità. Ed è così ogni volta che c’è la stagione venatoria. I cacciatori sparano a poca distanza dalle case, e i cittadini, ormai esasperati, hanno dovuto cambiare abitudini di vita. Il caso era esploso due anni fa, con l’uccisione a colpi di pallini di “Zampina”, la gatta di Martina Sargenti. Negli anni i residenti hanno perso galline, tacchini e altro: «Su mia madre - dice Martina - sono arrivati pallini a caduta addosso. Non ti fanno male, ma significa che sei vicino… E se ci lamentiamo i cacciatori rispondono con tono minaccioso». Dopo l’episodio di “Zampina” è nato il “Comitato per la Sicurezza Zona Ghiarola”, di cui Sargenti è presidente. E la stessa Sargenti, alcuni giorni fa, ha nuovamente denunciato la vicenda sui social, con l’obiettivo di ottenere un colloquio con il sindaco Costi. E ci è riuscita. L’iter è stato lungo anche perché la materia venatoria non è in capo al Comune. «La nostra idea, avanzata due anni fa – spiega – era chiedere la conversione della zona in area di ripopolamento. Ciò comporta il coinvolgimento della Regione, da cui il Comune afferma di non aver mai ricevuto risposta. Speravamo dunque in un’ordinanza di sicurezza da parte del sindaco per interdire temporaneamente l’attività venatoria in questa zona». Dopo un primo colloquio con l’ex assessore all’ambiente nel 2018 e un altro nel 2019 con l’attuale assessore Giulia Bosi, più nulla. Fino a un paio di settimane fa. All’incontro hanno partecipato sindaco, assessore all'ambiente e responsabile delle Gev Mario Rossi. Le Gev, come conferma la stessa Sargenti, eseguono spesso controlli nell’area. E Rossi dichiara: «Controlliamo quell’area in media tre giorni la settimana. Se cogliessimo il cacciatore sul fatto scatterebbe una multa da 206 euro, che aumenterebbe per i recidivi». E sulla sospensione temporanea dell’attività venatoria della zona, prosegue Rossi: «Non rientra nei poteri del sindaco, che può solo emettere un’ordinanza per allargare le cinte urbane, ma quell’area è completamente fuori. Lì sarebbe un problema urbanistico». È stata suggerita una soluzione a Sargenti: un primo passo potrebbe essere quello della sottrazione di fondi agricoli all’attività venatoria. Ma i tempi sono stretti, occorre presentare la documentazione entro fine mese: «Ci proveremo – conferma Martina – e in più chiederemo il protocollo che il Comune ha inviato alla Regione per provare a interfacciarci direttamente col Comitato». —