Modena «Non risultavano criticità su quell’argine lungo il Panaro» Ma sei anni fa il crollo fu evitato all’ultimo 

La criticità di quel tratto era nota: quando ci fu la grande alluvione, nello stesso punto una falla fu evitata in extremis

il caso

Francesco Dondi


Daniele Montanari

Era il 19 gennaio 2014 e l’argine del fiume Secchia, a San Matteo, cedeva, alluvionando Bastiglia e Bomporto, lambendo la Bassa. Ma in pochi sanno che in quelle drammatiche ore un’altra alluvione venne evitata in extremis e proprio nella zona di via Tronco dove domenica è invece ceduto l’argine. La ricostruzione di quel drammatico salvataggio è riportata nella “Relazione tecnico-scientifica sulle cause del collasso dell’argine del fiume Secchia”, elaborata dagli studiosi che indagarono sul disastro naturale. E anche sull’argine del Panaro la responsabilità fu imputata agli animali, colpevoli inconsapevoli del disastro che portò la Procura - pubblico ministero Pasquale Mazzei - a chiedere l’archiviazione dell’inchiesta senza però risparmiare pesanti critiche al sistema di controllo e alle responsabilità della catena di comando. Di inchieste per ora non ne sono invece ancora state aperte, ma la Procura di Modena attende eventuali relazioni e querele di parte per avviare un fascicolo d’inchiesta: “disastro colposo”, ha suggerito il senatore di Forza Italia, Enrico Aimi.

Ma per capire ciò che avvenne nel pomeriggio del 2014 a Gaggio basta rileggere gli atti. «Tale collasso è stato riparato grazie al tempestivo intervento di un gruppo di tecnici e volontari che comprendono parte del Gruppo Comunale di Protezione Civile del Comune di Castelfranco Emilia diretto dal Sindaco in Carica, alcuni tecnici di Aipo e la Cooperativa Edilterrazzieri di Modena con mezzi meccanici e uomini. Tra questi il Signor Daniele Caretti, che è anche Coadiutore alla Polizia Provinciale - Ufficio Faunistico - e il Signor Giovanni Molinari».

Caretti, contattato ieri mattina, ha scelto di non commentare l’accaduto, ammettendo però l’intervento salvifico. E proprio il coadiutore nonantolano è tra i massimi esperti di argini tra cui quello di via Tronco dove vennero individuati numerosi rischi dovuti alle tane scavate dagli animali.

«Tale tratto di argine - continua la relazione - era monitorato con particolare attenzione in quanto era stato interessato da tane di animali selvatici quali, in particolare, l’istrice, che erano state osservate e chiuse in passato. Il collasso ha prodotto un ribassamento locale della sommità di circa 3 metri. Il terreno collassato sarebbe stato interessato da fenomeni di filtrazione ed erosione se non fosse stato tempestivamente compattato utilizzando una ruspa intervenuta sul posto».

L’argine di via Tronco è quindi da tempo sensibile alla presenza di animali selvatici e, almeno fino al 2014, le tane erano individuate e segnalate. Ma qualcosa è evidentemente cambiato se ora Aipo dice di non aver avuto alcuna segnalazione su quel breve tratto arginale.

«Deve essere emerso un problema recente o recentissimo - sottolinea l’ingegner Luigi Mille, direttore di Aipo - qualcosa al di fuori delle conoscenze in possesso dei progettisti che hanno steso i piani per i lavori sugli argini del Panaro che, giunti già a una fase avanzata, verranno conclusi nell’arco del 2021. Tra le aree dove intervenire quella non è contemplata perché non risultava alcuna criticità. Non ci erano stati segnalati problemi neanche dai volontari (sempre preziosissimi nel loro apporto) che effettuano il monitoraggio degli animali fossori come nutrie, volpi, istrici e tassi. Nei giorni scorsi c’è stata indicata la presenza di animali in altri tratti, ma non in quello. C’è anche da dire che la loro rilevazione non è affatto semplice neanche con le ultime strumentazioni».

Aipo ha da poco acquistato 18 droni dotati di rilevatori infrarossi in grado di riconoscere anche di notte fonti di calore. «Li abbiamo presi innanzitutto per il rilevamento degli scarichi nei fiumi, pensando in particolare alla situazione del Seveso a Milano - spiega - ma possono essere utili anche per individuare la presenza di animali. Nel caso di fossori però l’azione è condizionata dal fatto che, come dimostrano le volpi, sono spesso fuori tana. Quindi può accadere che il drone passi sopra a un argine con i buchi di una tana ma non li rilevi perché l’animale in quel momento non è presente».

Sottolineando piena sintonia con l’analisi della situazione finora fatta dall’assessore regionale Irene Priolo, Mille rimarca la tenuta “di quota” dell’argine: «Il “franco idraulico”, cioè la differenza tra il livello dell’acqua e quello dopo il quale si verifica fuoriuscita - spiega - è rimasto di un metro e mezzo anche nel punto di rottura: non c’è stata alcuna tracimazione, anzi rimaneva ancora un margine di salita ben superiore al metro. Lì è successo qualcosa che ancora non ci spieghiamo».

In casi come questo a volte ci si chiede se non poteva essere utile effettuare un dragaggio del fiume, cioè un’operazione di scavo sul fondo del fiume per asportare sabbia, ghiaia e detriti. Ma il direttore è perentorio: «Il dragaggio va fatto solo nelle aree dove si crea sovra accumulo, individuate di concerto con l’Autorità di bacino, e questa non era indicata. Occorre la massima attenzione nel fare queste operazioni: un dragaggio non oculato non risolve problemi ma ne crea perché l’aumento di velocità dell’acqua può aumentare l’azione di erosione. Di sicuro non è un mancato dragaggio la causa di quello che è successo». —

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