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Alluvione nel modenese. «Soldi inutilizzati per sistemare i fiumi non ce ne sono, ma per la sicurezza ne servono ancora»

Rita Nicolini, direttrice dell’Agenzia di Protezione civile: «Tante opere realizzate, stavolta il Secchia sarebbe uscito»

Fa la spola tra Nonantola e il centro della Protezione civile di Marzaglia dove guida le operazioni e la programmazione. Rita Nicolini, direttrice dell’Agenzia regionale, conosce bene il nodo idraulico modenese e sa anche i fondi investiti per iniziare a renderlo del tutto sicuro. «Non si possono preventivare certi eventi come il cedimento di un argine - ammette - Possiamo però basarci sui dati e mettere in atto tutte le precauzioni necessarie a gestire una possibile emergenza. Lo stiamo facendo».



Da giorni, però, si discute dei finanziamenti che vengono stanziati ma che stentano a trasformarsi cantieri. Basterebbe fare riferimento ai quattro lotti sulle casse di espansione sul fiume Secchia: due sono finanziati (21 milioni di euro), e gli altri no (servirebbero 93 milioni) ma per l’avvio dei lavori si andrà almeno al prossimo anno visto i passaggi della Valutazione di Impatto Ambientale e l’eventuale successivo bando di gara. La chiamano burocrazia, è un argine affinché tutti gli affidamenti vengano effettuati nella massima legalità e trasparenza, ma diventa il peggior nemico quando ci si trova di fronte ad un’emergenza. I soldi, che arrivano dal ministero dell’Ambiente, sono gestiti dalla Regione che a sua volta li affida ai vari enti attuatori (Aipo, Consorzi di Bonifica, Comuni). «Tutto quanto lo Stato ha dato alla Regione è a disposizione e assegnato. Penso ad esempio ai fondi rimasti dai rimborsi nel post alluvione 2014 che con un’ordinanza del presidente Bonaccini andranno a migliorare il nodo idraulico modenese. Se poi dobbiamo dire che servono altri soldi allora dico di sì ed infatti è in corso un’interlocuzione con il ministero dell’Ambiente per ottenerne altri. Ma quelli su cui l’Emilia Romagna ha potuto contare posso dire che sono stati spesi e concretizzati bene altrimenti stavolta il Secchia sarebbe uscito».


Sono quasi 170 i milioni di euro destinati, dal periodo del post alluvione del 2014, a investimenti realizzati o programmati tra Secchia, Panaro e Naviglio.

«Per il nodo idraulico di Modena, solo nel 2020, sono stati appaltati e si stanno svolgendo lavori in 12 cantieri per oltre 60 milioni, e sono 9 gli interventi programmati per 25,5 milioni», elenca una nota -

Inoltre, in settembre, la Regione ha stanziato altri 40 milioni aggiuntivi derivati da economie per la sicurezza del territorio. Si tratta di somme non spese originariamente assegnate per la ricostruzione e la riparazione di immobili sedi di attività produttive o agricole danneggiate dalle ondate di maltempo nel Modenese tra il 2013 ed il 2014.

«Sul Panaro - prosegue la Regione -si sono investiti in tutto 32 milioni di cui 20 per il rialzo delle arginature e 12 per il loro ringrosso. Ed è in corso il primo lotto di interventi da 8,8 milioni che si concluderà in primavera a Modena, Bomporto, Nonantola, Ravarino e Crevalcore, mentre è in progettazione il secondo lotto per realizzare un nuovo argine tra il Ponte di Sant’Ambrogio e la confluenza nel Tiepido».

Sempre a settembre è stata poi finanziata la realizzazione di nuovi argini alla Fossalta, “fondamentali per proteggere la città, a valle della cassa d’espansione, per 5 milioni”.

Sempre nel pacchetto da 40 milioni sono finite altre opere sul Panaro, a partire dai 19 milioni che serviranno ad Aipo per completare l’area di laminazione ai Prati di San Clemente, “consolidando così il nodo idraulico del Canale Naviglio e del Panaro e mettendo più possibile al riparo da eventi alluvionali i territori di Bastiglia e Bomporto”. E ancora: 2 milioni 500mila euro sono stati assegnati per migliorare le difese esistenti in alcuni tratti a rischio da monte di Marano fino al ponte della strada provinciale 16 a Spilamberto. «Si sono programmate opere di messa in sicurezza del Tiepido e dei suoi affluenti - conclude la Regione - per 13 milioni e mezzo, per mitigare gli effetti di rigurgito del fiume Panaro in piena». —