Assalto al Cimone anche a stazioni chiuse «Ma allora che senso ha rimanere fermi?»

Più di 3mila persone ieri a Passo del Lupo “senza regole” con bob, ciaspole e gommoni. Situazione difficile da gestire

MODENA Assalto alle stazioni sciistiche ma col paradosso di non poter fare nessuna discesa mozzafiato.

La splendida domenica di sole, dopo le ultime nevicate di sabato, ha illuminato un Appennino da favola ieri. E in tantissimi hanno ceduto alla “tentazione” di venire sulla neve, soprattutto famiglie con bimbi e bob al seguito. A Passo del Lupo si parla di 1.600 macchine nel parcheggio, con la coda delle grandi occasioni. Calcolando in 2 o 3 per auto, saranno arrivate dalle 3 alle 4mila persone. Ancora a metà pomeriggio l’immagine rimandata della webcam era da alta stagione, ma con la particolarità di vedere tutti (o quasi tutti) fuori dalle piste, tra prati e discese di libera fruizione. Del resto manca poco a Natale, e lo scenario perfetto che si è creato in questi giorni con quasi un metro di candido manto, negli ultimi anni è stato piuttosto raro a dicembre .


“Perché non approfittarne?” hanno pensato in molti. Ma così è andato in scena il paradosso di un afflusso massiccio lasciato a se stesso: tanta gente si è ritrovata a girare nel piazzale senza alcune regolamentazione. E inevitabilmente qualche assembramento si è creato, per quanto all’aria aperta e in quota. Si sono visti anche ragazzi in gruppo molto sicuri di sé e non proprio scrupolosi nell’uso delle mascherine. Tanto da far sorgere la domanda: ma con gli impianti aperti e il personale del Consorzio a vigilare su ingressi contingentati, non sarebbe stato meglio? Così è stato tutto un rincorrere, cercando di controllare la massa con esigue forze: vedi i carabinieri sulle motoslitte costretti a raggiungere, o inseguire proprio, chi tentava di farla franca lanciandosi lo stesso sulle piste non con gli sci ma con snowboard, bob, gommoni o ciaspole, con un comportamento pericolosissimo per se stessi e per gli altri. Inevitabili le multe: le piste da discesa infatti, come stabilito dall’ultimo dpcm, sono accessibili solo agli atleti in allenamento. Non sarebbe stato meglio, anche qui, un accesso selezionato in partenza dagli operatori? Anche per la sicurezza stessa?

Poi il discorso ristorazione: si è visto un affollarsi di gente nei parcheggi per mangiare un panino, con distanziamento non sempre ottimale. E qui da parte di chi c’era si è levata un’altra domanda: non era più sicura la piena apertura di bar e ristoranti con servizio organizzato nel rispetto dell’anti-Covid?

Lo stesso scenario si è riproposto un po’ dappertutto. A partire dalle Polle (Riolunato) dove proprio il giorno della protesta per il blocco degli impianti si è visto un afflusso-beffa di adulti e bambini ansiosi di lanciarsi sulla neve come si poteva. Qui il ristorante la Tana del Lupo era aperto, e ha lavorato bene nel rispetto delle norme di sicurezza. «Ma allora che senso ha tenere fermi gli impianti?» rilancia Luciano Magnani, presidente del Consorzio Cimone. «Siamo all’aria aperta, la gente giustamente si muove lo stesso: gli unici a rimetterci in questa situazione sono gli impiantisti e i maestri di sci. Una domenica come questa poteva valere 180mila euro d’incasso tra tutto il comprensorio: se continuiamo così fino al 7 gennaio, la perdita per tutte le attività che ruotano attorno al sistema neve può arrivare a 10 milioni».

Le uniche stazioni che hanno potuto aprire le loro piste indistintamente per agonisti e non agonisti sono state quelle di fondo: le Piane di Mocogno e Boscoreale a Piandelagotti, dove si sono riproposti i parcheggi pieni e il boom di presenze. Boscoreale ha potuto lavorare a pieno regime, le Piane invece hanno dovuto sacrificare le piste da discesa, come sul Cimone, riuscendo però a organizzarsi lo stesso per quella bob senza accendere il tappeto di risalita. E la slittata su 80 centimetri ha regalato belle emozioni ai bimbi. —