Covid. Il ministro Azzolina: «Scuola ripensata» Cauti per la ripresa a gennaio

La responsabile della pubblica istruzione ha fatto il punto sull'emergenza scuola nel corso di un convegno online organizzato a Vignola

Elena Pelloni

«Ci voleva il Covid per riportare la scuola al centro dell’attenzione del Paese» esordisce così il ministro dell’Istruzione, Lucia Azzolina, durante l’incontro on-line “Scuola in temo di Pandemia”, promosso dal Centro Libera Parola e mediato dallo psicoanalista Maurizio Montanari, organizzato da Vignola e diffuso sui canali di Pro Loco Vignola, comune di Vignola, info Vignola e Vignolanimazione. «Quando questa pandemia è arrivata, a marzo, la scuola non era pronta per affrontare una situazione del genere - afferma il Ministro - Non lo era dal punto di vista della formazione e dei materiali. Indubbiamente il sentimento che ha investito tutti nella prima fase è stato quello della paura e dello sconcerto. Poi il ministero dell’Istruzione, lavorando fianco a fianco con tecnici, personale e famiglie, ha provato a trasformare quella paura in energia concreta».


Lucia Azzolina sottolinea che l’Italia quest’anno ha finalmente ricominciato a investire non solo nella scuola (per la quale sono stati spesi, solo per la ripartenza a settembre, 3 miliardi) ma anche nella sanità e nelle infrastrutture - come quelle digitali - settori da tempo vittime di tagli progressivi.

«Il nostro Paese ha bisogno di ritrovare una forza di volontà che negli anni si è persa - prosegue - questo è stato alimentato anche da un continuo rimando di responsabilità riguardo ai propri doveri e ai propri compiti. Nell’emergenza c’è bisogno di fare la propria parte, al di là di ciò che è scritto nei contratti. Mi riferisco ad esempio alla didattica a distanza, che si potrebbe appunto definire anche d’emergenza - e precisa - L’Italia ogni anno assiste a una dispersione scolastica del 14%. Superiore di 4 punti alla media europea. E mi stupisce che proprio quelle regioni in cui questo dato è più incidente, siano le stesse che spingono per la chiusura delle scuole anche primarie».

Azzolina conclude sottolineando che la macchina burocratica italiana impone ritmi di cambiamento lenti. «La scuola pre-Covid non tornerà più, fortunatamente. Dobbiamo continuare, passo dopo passo, per creare un nuovo paradigma educativo, così come lo abbiamo iniziato ad impostare dopo marzo. Nonostante la strada sia certamente ancora lunga». Intanto dalla Regione Emilia-Romagna barcolla l’ipotesi di riapertura degli istituti superiori dopo la fine delle vacanze natalizie. «Il ritorno in classe nelle dal 7 gennaio? Ci stiamo occupando di rendere la cosa possibile, che non è un’operazione da poco e non è scontato, seguendo la questione dal punto di vista tecnico - dichiara Paola Salomoni, assessore alla Scuola - L’impianto dell'ultimo Dpcm richiede il 75% in presenza con un 50% di capienza degli autobus, che significa ulteriori immissioni di mezzi e allineamento degli orari scolastici. Sono stati aperti tavoli prefettizi in tutte le province, si stanno consolidando le strategie». Secondo Salomoni, tutto dipenderà dall’andamento epidemiologico dei prossimi 15 giorni. Decisioni che non spettano esclusivamente alla Regione. —

© RIPRODUZIONE RISERVATA