Dall’azienda agricola al fiordo sperduto nella fredda Norvegia La scelta della modenese Valentina

Miozzo, travel blogger, si definisce “viaggiatrice di nascita” Ora gestisce una guesthouse in un paesino di 28 abitanti 

MODENA Indipendenza e libertà, ammirando il Mar Glaciale Artico, in un fiordo sperduto. Non è una proposta di lavoro qualsiasi quella che ha accettato la modenese Valentina Miozzo, 37 anni “viaggiatrice di nascita, libera per scelta”. La travel blogger è molto conosciuta per il suo impegno nel settore del turismo sostenibile e rurale, e per aver ospitato tanti volontari del Wwoof, organizzazione che mette in contatto le fattorie biologiche con chi voglia, viaggiando, fare esperienza di vita rurale. Ora Valentina si trova all’estremo nord della Norvegia per gestire la storica Kongsfjord Guesthouse, dell’omonimo paesino, nella tundra artica.



Viaggiare libera: il nome del tuo sito e del tuo blog. Cosa significa per te e cosa ti ha spinto a questo stile di vita?

«Viaggiare libera dalle paure, dai pregiudizi, dai recinti che ci creiamo. Il nome del blog viaggiarelibera.com nasce da questa considerazione, in cui ho sempre creduto. Mi ha spinto la voglia di indipendenza, la voglia di libertà. Ho sempre amato essere l’artefice della mia vita, nel bene e nel male, perché scegliere una vita così significa accettare di non avere certezze (casa, stipendio, lavoro fisso) e di impegnarsi al massimo per realizzarsi non solo professionalmente, ma anche emotivamente. Una ricerca di felicità attraverso il viaggio in tutte le sue forme, anche da casa, dentro se stessi. È quello che ho imparato durante il lockdown».



Che cosa può fare un viaggiatore che intende provare il Wwoof e quali mansioni si trova a svolgere?

«Chi decide di fare un’esperienza di wwoofing può condividere la quotidianità con una famiglia, un singolo o gruppo di persone, in un’azienda agricola biologica, in Italia e nel mondo. Si lavora in campagna. Consiste in volontariato in agricoltura in cambio di vitto e alloggio e non significa viaggiare gratis. È uno scambio vero e proprio, di aiuto, lavoro e conoscenze. Il wwoof una bellissima opportunità per conoscere la cultura rurale di un paese. La maggior parte dei wwoofer che ho ospitato viaggiava per imparare. Imparare a fare il pane, il vino, l’olio, a coltivare l’orto, a fare il miele, a mungere le capre, a vendemmiare...».



Quali sono i commenti più frequenti da parte di chi prova questa esperienza?

«Dipende. Chi affronta il wwoof come un “viaggio gratis” senza alcun reale interesse alla vita rurale e si trova poi a lavorare nei campi... non sarà tanto contento. Chi invece lo fa con la voglia di imparare, conoscere e lavorare assieme a chi lo ospita, sarà molto soddisfatto dell’esperienza. Sia chiaro, non è che sono lavori forzati eh! Si lavora in agricoltura, ma si aiuta anche in casa e in cucina e ognuno ha i suoi giorni liberi. Il wwoof non è solo lavoro, le parole chiave sono condivisione, relazione, scambio. Ho ospitato wwoofer da tutto il mondo che dovevano stare un paio settimane e poi sono rimasti mesi. Molti di loro sono oggi i miei migliori amici. È importante che ci sia una chiara comunicazione tra l’host e il volontario, prima di partire, così saranno chiare le aspettative di ognuno e tutti saranno contenti dell'esperienza».



Passando al tuo trasferimento in Norvegia, da dove hai tratto lo spunto?

«Questa volta non si tratta di un mio progetto di viaggio, non è stata una mia iniziativa... io al freddo non ci sarei mai andata! Sono abituata a luoghi caldi, afosi, tropicali, adoro il caldo. Invece, una mattina di settembre, su Instagram, ricevo questa proposta di lavoro per gestire la storica Kongsfjord Guesthouse, dell’omonimo paesino di Kongsfjord, sul Mar Glaciale Artico, in un fiordo sperduto all’estremo nord della Norvegia. Un paesino di 28 abitanti, in mezzo alla tundra, a trenta chilometri dal primo centro abitato, a 300 dal primo ospedale. Un luogo remoto di incantevole bellezza, dove comandano il mare e il vento. Quindi mi son detta... se rifiuto, mi porterò questo no nella tomba e mi chiederò cosa sarebbe successo se fossi andata in Norvegia. Quindi sì. Vado! Non so per quanto tempo starò qui, perché la vita mi ha insegnato che è meglio non fare tanti progetti: lei poi li sconvolge».

Com’è la tua giornata?

«La mia giornata inizia ogni giorno affacciandomi alla finestra di camera mia, ammirando il Mar Glaciale Artico. E questo è già abbastanza per rendermi felice. In questo periodo non si può uscire ad esplorare i dintorni, come farei in altre situazioni. C’è buio e c’è vento, tanto vento. Così forte che a volte è difficile camminare. È tempo di godersi le case ed è tempo di lavorare, riordinare, creare... c’è un cambio di gestione in atto! D’inverno ci sono pochissime ore di luce, non si vede un turista e regna una regale calma. D’estate invece ci sono tantissime ore di sole (si fanno le grigliate di mezzanotte), il paesello si anima e arrivano anche i turisti. Io sono arrivata qui in pieno inverno, il sole non sorgerà fino a fine gennaio, vediamo una timida luce per un paio di ore tra le 11 e le 13. Tutti mi chiedono se soffro il buio e il freddo. Io in realtà sto stupendamente! Vedere coi miei occhi questo fenomeno è meraviglioso. Il freddo? È compensato dal calore umano delle bellissime persone che sono qui con me». —

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