Decessi nelle strutture per anziani a Modena e Formigine L’archiviazione fa infuriare le famiglie

I parenti delle vittime: «Il report di Amnesty parla di “violazione dei diritti umani”. Qui, invece, non si trovano responsabili»

Serena Arbizzi

Per i deceduti nelle case di riposo Opera Pia Castiglione di Formigine e Villa Margherita di Modena non c’è nessun colpevole. Questa la conclusione cui è giunta la Procura che ha chiesto l’archiviazione per le due strutture per anziani. Qui, durante la prima ondata di contagi dovuti al Covid la scorsa primavera, sono deceduti ospiti e i familiari hanno presentato esposti per chiedere accertamenti. In una delle due strutture, Villa Margherita, lavorava una delle vittime più giovani del Coronavirus: l’operatrice Anna Caracciolo: aveva 36 anni.


Al termine degli approfondimenti di questi mesi, le pm Claudia Natalini e Maria Angela Sighicelli, per quei decessi, hanno concluso che non ci sono responsabilità nel personale che lavora presso le strutture. Nel corso dei mesi si sono registrate anche ispezioni del Nas e nel registro degli indagati erano stati iscritti i legali rappresentanti e i coordinatori delle Cra. Nel caso dell’opera Pia di Formigine, anche un medico geriatra era iscritto nel fascicolo. Nessun comportamento scorretto è stato ravvisato e gli operatori non hanno commesso sottovalutazioni tali da indurre la morte dei residenti della struttura. Inoltre, secondo la Procura, i decessi sono avvenuti all’inizio dell’emergenza. Quando, quindi, le norme anticontagio erano in evoluzione. Entrando ancor di più nei dettagli, i magistrati hanno stabilito che dispositivi di protezione, quali le mascherine sono state utilizzate correttamente. In più, non appena veniva riscontrato un caso di positività, si è agito correttamente anche nell’isolare gli ammalati. Sarebbe stata condotta in modo corretto anche la gestione delle visite ai parenti, che sono state interrotte. Questo vale per due case di riposo della provincia, mentre per le altre finite nel mirino i casi sono ancora sotto la lente d’ingrandimento.

La richiesta di archiviazione ha provocato rabbia e sgomento tra i familiari delle vittime, che si sono costituiti in comitato. «L’Opera Pia Castiglione è la struttura dove è deceduto mio nonno - spiega Francesca Sanfelice, portavoce del comitato - Questa decisione non ci coglie certo di sorpresa, perché, anche nella vicina Bologna, la tendenza è la medesima, ovvero quella di archiviare. Tuttavia, non possiamo nascondere la nostra profonda rabbia e amarezza. La richiesta di archiviazione arriva proprio in concomitanza con l’uscita del report di Amnesty International. Report che fa un focus su Lombardia, Emilia Romagna e Veneto e parla di “violazione dei diritti umani” per quanto riguarda varie situazioni che si sono verificate durate l’emergenza. Noi speriamo che si tenga conto anche di questo report. Certo, questa richiesta è un duro colpo, ma non rinunciamo a lottare per una causa che riteniamo giusta. Cercheremo di capire perché la Procura è arrivata a queste conclusioni. La nostra battaglia non finisce qui», conclude Francesca.

L’avvocato Gianni Casale, che assiste i familiari delle vittime per la provincia di Modena, annuncia che gli atti verranno analizzati a fondo. «Ce lo aspettavamo, da un lato, perché c’è un’attitudine tutelante verso il sistema: per non farlo crollare devono archiviare - rimarca il legale - Speravamo, tuttavia, che ci fosse la voglia di indagare e intraprendere decisioni coraggiose. Faremo dura opposizione».

Nell’annunciare le prossime mosse del comitato, anche l’avvocato Casale fa riferimento al report di Amnesty International: «In virtù di questo elaborato, è evidente che non c’era un piano in marzo e non c’è nemmeno adesso. Con l’aggravante che tra la prima ondata e la seconda c’era il tempo di attrezzarsi. Andremo a vedere gli atti e verificheremo se sono stati ascoltati tutti i parenti, perché sono loro le vere parti da ascoltare. Possiamo, infatti, aspettarci che qualcuno che lavora dentro la struttura dica: “Sì, è vero, abbiamo sbagliato?” - si chiede il difensore dei familiari - Non è plausibile che succeda. Comunque non ci arrendiamo e non escludiamo manifestazioni davanti alla Procura».

L’avvocato fa anche presente che «è stato messo a punto un progetto, inviato anche al presidente Mattarella, per la prevenzione e la gestione dell’emergenza. Non è stato considerato dalle istituzioni: sarà perché non passa attraverso i canali ufficiali?». —

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