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Uomini che odiano gli animali: Modena seconda per maltrattamenti

Dei 79 procedimenti penali aperti, 42 sono per morti violente La Lav: «Malsana cultura che li fa considerare degli oggetti»

Daniele Montanari

Modena seconda in regione per casi di uccisione di animali. È quanto emerge dal Rapporto Zoomafia 2020 steso da Ciro Troiano, criminologo e responsabile dell’Osservatorio Zoomafia della Lav (Lega Anti Vivisezione), con il patrocinio della Fondazione Antonino Caponnetto.


L’Osservatorio ha chiesto alle Procure ordinarie e a quelle presso il Tribunale per i Minorenni i dati relativi al numero dei fascicoli aperti nel 2019, sia noti che a carico di ignoti, e il numero di indagati per reati a danno di animali. E per l’Emilia Romagna, nel quadro delle sette Procure che hanno risposto, emerge un dato allarmante: un +8% di procedimenti rispetto al 2019 e un +19% del numero degli indagati.

Nel 2019 in regione sono stati registrati 740 procedimenti (il 7,8% di quelli nazionali) e 415 indagati (il 7% di quelli nazionali). Modena in particolare con i suoi 79 procedimenti aperti risulta quarta in Emilia Romagna per numero di casi denunciati che hanno portato all’apertura di fascicoli, di poco dietro a Rimini (81) e quindi a Bologna (116) e Forlì (124). Ma all’interno di queste 79 inchieste è predominante l’accusa di reato più grave: quella di uccisione di animali. Sono 42 infatti i procedimenti aperti per morti violente di animali, ma solo 8 a carico di persone individuate (13 in totale), tutti gli altri sono verso ignoti.

Risultano invece 20 i fascicoli per maltrattamenti, in questo caso con una prevalenza di quelli ricondotti a presunti responsabili (11), per 13 indagati complessivi. Altra voce di rilievo, quella relativa ai casi di abbandono o detenzione incompatibile: 14 i procedimenti aperti in quest’ambito, di cui 10 a carico di persone note (che corrispondono ai 10 indagati) e 4 nei confronti di ignoti. Due invece i procedimenti aperti per l’uccisione di animali altrui e soltanto uno per reati venatori.

In generale quindi si può dire che a Modena c’è un quadro di reati ai danni di animali preoccupante ma al di fuori del circuito delle zoomafie: «Non si rilevano forme di maltrattamento riconducibili a un’attività criminosa organizzata - sottolinea Troiano - come ad esempio i combattimenti tra cani o il traffico di cuccioli. Almeno per quanto viene denunciato. Il quadro di reato è riconducibile a forme di maltrattamento commesse da persone comuni, reati che nascono dalla malsana cultura di considerare l’animale un oggetto. Una cultura retrograda, che non riconosce agli animali i loro diritti. Deve essere invece chiaro che la violenza a danno degli animali è sempre grave, indipendentemente dalle forme che assume e da chi la perpetua». Considerazioni che fanno pensare a ridosso del Natale, per l’abitudine di regalare ai bimbi cuccioli che a volte si rivelano difficili da tenere, facendo fare anche scelte crudeli di abbandono.

Il maltrattamento degli animali è sempre stato perseguibile nel nostro ordinamento secondo l’articolo 727 del Codice penale, ma la “rivoluzione” nella tutela dei loro diritti arriva con la legge 189 del 20 luglio 2004. Con essa è cambiato il presupposto giuridico della tutela degli animali, risultando ora leso il sentimento verso gli animali stessi e non più la sola morale umana.

In alcune delle altre province emergono invece profili di reato “maggiori”. Come il traffico di cuccioli: i carabinieri della Forestale di Reggio con l’operazione “Crudelia” hanno sgominato un’associazione per delinquere con un volume di affari di circa 500mila euro. «Non mancano interessi più inquietanti - mette in guardia Troiano - nel ricco mercato del traffico di animali da compagnia infatti si sarebbero infilati anche personaggi della ‘ndrangheta insediata nel territorio, come sarebbe emerso da dichiarazioni di collaboratori di giustizia nel corso del procedimento Aemilia.

Suscita particolare preoccupazione anche il bracconaggio organizzato, con importanti indagini su gruppi dediti ai traffici di avifauna catturata illegalmente sia in Italia che in altri Paesi europei. Oltre 2mila uccelli sono stati sequestrati, con cinque persone denunciate, nel corso dell’operazione “I Signori degli anelli” condotta dai carabinieri della Forestale di Forlì-Cesena, con l’ausilio di volontari Lipu». —

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