Pavullo e Modena in lutto per Dina, ostetrica da 3mila nascite. I bambini come vita, l’ospedale come casa

Aldegonda Lavacchielli si è spenta a 95 anni. È stata colonna portante del Policlinico fino alla pensione nel 1992 

PAVULLO. Per più di 3mila bimbi modenesi ha rappresentato il primo abbraccio alla venuta al mondo, ancor prima di quello della mamma. Ha reso il suo lavoro una vocazione totalizzante tanto da dedicargli tutto, fino al punto da arrivare ad “abitare” al Policlinico, in una sorta di reperibilità perpetua. Adesso veglierà sulle “sue” creature dall’alto: se n’è andata venerdì, ma ne è stata data notizia solo ieri a funerali avvenuti, Aldegonda Lavacchielli, per tutti Dina, a 95 anni. Dal 1952 al 1992 è stata una delle colonne portanti del reparto di Ginecologia e Ostetricia del Policlinico, unico ospedale della sua vita. A cui ha dedicato tutta la sua vita.

Nativa di Gaiato, lasciò Pavullo per studiare prima, e prendere servizio poi, a Modena. Dove al Policlinico diventò la “padrona di casa”: capo ostetrica e braccio destro del primario Andrea Genazzani, che aveva in lei una fiducia totale. Anche perché lei c’era sempre. Ma sempre sempre: aveva chiesto e ottenuto una camera in ospedale per essere reperibile in qualunque momento, giorno e notte. Era diventata la sua casa, insomma, in un intreccio inscindibile di lavoro e vita. Non si sposò mai, non ebbe una famiglia ma trasferì tutto l’amore che aveva sui bambini e le bambine degli altri: basta vedere il suo sguardo in una delle foto d’epoca scattate al Policlinico con un neonato in braccio per capire quanto fosse grande.


Un gesto d’abbraccio e di primo cullare che ha ripetuto più di 3mila volte in quei 40 anni, sempre con gioia nuova. E avrebbe continuato all’infinito, se non fosse arrivata la pensione. «Ma per mandarcela ci volle l’arrivo di Giovanni Spadolini» racconta il nipote Silvio Lavacchielli. Era il 1992: l’allora presidente del Senato venne all’Università di Modena, dove Aldegonda insegnava alle future ostetriche, per mettere il sigillo su una vita di lavoro conferendole l’onorificenza della Repubblica Italiana firmata dal Presidente Francesco Cossiga per atti benemeriti. Un momento di grande emozione, unito all’encomio che le venne tributato da Policlinico e Università.

Ma anche da pensionata continuò a spendersi per i bambini assistendoli nelle colonie e nei campeggi organizzati dall’infaticabile don Eligio Venturelli, scomparso nel 2015. Quando lavorava, le sue ferie erano seguire i bimbi a Pinarella. Con la pensione, vi ha dedicato tutte le sue estati fino ai 75 anni. Tutto sempre e solo per i bimbi, che sapeva difendere anche con autorità, quando necessario.

«Ha aiutato più di 3mila mamme modenesi a fare del momento della nascita un istante magico - sottolinea Silvio - restando per loro indimenticabile nonostante l’abbiano incontrata una volta solo nella loro vita. Sapeva che la bravura dell’ostetrica non consiste solo nel rimuovere in fretta gli ostacoli, ma nel prevenirli. Ha fatto nascere anche me, in un parto non semplice, e da allora siamo stati assieme fino all’ultimo respiro».

Che è stato venerdì mattina all’ospedale di Pavullo, non per Covid ma per problemi di salute che se la sono portata via nel giro di poco più di un mese. Dai famigliari, un ringraziamento particolare ai dottori Carrieri, Bergamini, Nardone e alle dottoresse Vivi ed Alberti «per la professionalità e umanità dimostrate assieme a tutto il personale del reparto Post Acuti e dell’assistenza domiciliare. E a don Roberto per le toccanti parole al funerale». —

Daniele Montanari

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