Bassa modenese Le chiese ferite dal terremoto si avvicinano alla riapertura

In quasi nove anni tante realtà sono state ristrutturate Progetti complessi e vincoli impongono grande attenzione

Paolo Seghedoni

Sono passati quasi 9 anni dal maggio 2012. Una data che non dimenticheremo, la data del terribile terremoto che, a più riprese, ha cambiato la Bassa. L’ha cambiata anche dal punto di vista dei simboli, di quelle certezze che erano palazzi storici, castelli, chiese. E proprio di chiese parliamo, perché se è vero, come è vero, che molto, moltissimo è già stato fatto e che praticamente tutte le parrocchie dei paesi terremotati ormai da tempo hanno a disposizione spazi adeguati per celebrare la messa e per le attività di carattere formativo e spirituale (catechismo dei bambini e dei ragazzi in testa), è anche vero che ci sono ancora diverse chiese che sono in attesa di essere sistemate e altre che, probabilmente, non torneranno mai come prima.


I danni del terremoto sono stati profondissimi sia in diocesi di Carpi che in quella di Modena-Nonantola e dunque a distanza di oltre 2mila giorni dal 20 e 29 maggio 2012 proviamo a fare il punto. Lo abbiamo fatto tempo fa, contattando gli uffici ricostruzione delle due diocesi interessate, quella di Modena e di Carpi appunto, che stanno continuando a lavorare senza sosta per chiudere una pagina che resterà indelebile nella memoria non soltanto individuale ma delle stesse comunità.

Come noto la priorità della ricostruzione venne data a case, scuole e lavoro, con l’intento di garantire un tetto a tutti, di fa ripartire da subito le scuole per i più piccoli e di riattivare prima possibile un tessuto economico vivace e molto dinamico, successivamente si è pensato agli spazi pubblici tra cui le chiese. Ecco perché gli edifici di culto sono stati lasciati un po’ dietro rispetto al resto, anche se i fondi, veicolati dalla Regione, sono arrivati e stanno ancora arrivando. Fondi necessari alla rimessa in sicurezza, in primis, e alla ricostruzione successivamente di un grandissimo numero di strutture: basti pensare che nell’intera diocesi di Carpi, immediatamente dopo il sisma, erano rimaste agibili appena cinque chiese parrocchiali (Quartirolo nuova, San Giuseppe artigiano, Gargallo, Corpus Domini, San Bernardino Realino) e che in quella di Modena nei Comuni coinvolti non c’era praticamente nulla di sano. Ora la situazione è molto diversa.

A Modena l’ufficio ricostruzione è retto da Mimmo Ferrari con la collaborazione di Federico Benatti. La situazione in molti comuni è già tornata da tempo alla normalità (a Bomporto, ad esempio, è stata riaperta anche la parrocchiale di Sorbara), restano alcune situazioni in divenire. Oltre a quelle citate negli articoli a fianco c’è da registrare Massa Finalese dove inizieranno i lavori, mentre a Reno Finalese i lavori, che don Oscar Bin tanto avrebbe voluto vedere prima di morire, sono a buon punto. San Biagio nel territorio di San Felice, Disvetro a Cavezzo e Villafranca a Medolla sono invece di competenza del Segretariato per i beni culturali e i finanziamenti non sono regionali, ma del Ministero dei Beni Culturali. La parrocchiale di Motta di Cavezzo ha chiuso la fase di progettazione, così come quelle di Medolla e di Camurana. A Stuffione di Ravarino si lavora invece da fine 2019, la chiesa di San Prospero è in avanzata fase di progettazione, mentre a Staggia è partito il cantiere. San Pietro in Elda è in avanzata fase di progettazione come Cadecoppi.

A Carpi il responsabile dell’ufficio ricostruzione è Marco Soglia e la situazione è simile dal punto di vista dei lavori. Alla data del sisma erano inagibili 47 chiese su 52, in pratica il 90% dell’intera diocesi, una situazione davvero pesantissima, senza contare le altre strutture. Oggi sono state riaperte 17 chiese (Vallalta, Duomo Carpi, Cortile, Mirandola Duomo, San Bernardino Siena, Sant’Antonio Mercadello, Rolo, Sant’Agata Cibeno, Santa Croce, Panzano, Quartirolo vecchia, Limidi, Ponticelli, Sant’Ignazio, Adorazione Carpi, La sagra, Oratorio Abbriane), mentre in 9 chiese sono terminati o in dirittura d’arrivo i lavori per diverse altre si sono appena riaperte o si riapriranno entro i primi mesi del 2021. Si sta lavorando o si è terminato da poco nelle chiese di Novi Trinità, Novi San Gaetano, Budrione, Santa Giustina, San Giovanni, Madonna, San Martino Spino, Ss Sacramento e San Marino di Carpi. Alla fine del 2020, dunque, mancano ancora una ventina di realtà all’appello, alcune delle quali sono ormai in fase di avanzata di progettazione.

«Non dobbiamo dimenticarci che c’è stato un terremoto terribile – fanno sapere dai due uffici – e che per molti che non vivono nelle zone del cratere questo sisma è ormai passato, ma che i danni sono stati ingentissimi». E che, dunque, occorre tempo anche per ricostruire. Le chiese e le comunità. —

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