«Un nuovo rinvio della stagione sciistica sarebbe un dramma per l'Appennino»

In montagna ci sono neve e sole, ma non i turisti. I gestori di alberghi, ristoranti e rifugi: «Speriamo di aprire il 7 gennaio»

C’è tanta neve quanta rabbia sui diversi versanti del Cimone. Dopo il primo week end del periodo natalizio andato in fumo a causa delle restrizioni, i proprietari di impianti sciistici, alberghi e rifugi sperano soltanto che tutto questo finisca il prima possibile. «Siamo molto arrabbiati e fatichiamo a nasconderlo – Silvia Mazzieri gestisce assieme agli altri componenti della famiglia l’Hotel Mazzieri, storico punto di riferimento alle Piane di Mocogno – dopo che hanno lasciato intendere che le restrizioni proseguiranno anche oltre al 7 gennaio, siamo davvero amareggiati per la situazione. Oggi (ieri, ndr) sono arrivate un po’ di persone.

Principalmente però in questi giorni stiamo ospitando i professionisti degli sci club, i quali essendo agonisti hanno il permesso di praticare. Sinceramente – prosegue Mazzieri – teniamo aperto il bar per l’asporto soprattutto per offrire un servizio. C’è freddo e a tutti quelli che raggiungono le Piane può aiutare poter consumare qualcosa di caldo». Silvia Mazzieri afferma inoltre che, al di là dell’annata eccezionale data dalla tanta neve caduta e da un clima praticamente perfetto per gli sport invernali, a penalizzare il settore sono stati soprattutto i continui ripensamenti del Governo. «Avevamo provveduto ad adeguare sia gli interni che le aree comuni in base agli ordinamenti, spendendoci dei soldi. E il risultato è stato comunque lo stesso, ovvero quello di non poter lavorare. Molta gente poi ci telefona confusa, credendo di poterci raggiungere per un pasto o una passeggiata sulla neve. Non c’è chiarezza, ancor meno poi in vista della zona arancione, dove comunque le restrizioni cambiano davvero di poco. Per noi praticamente per nulla». Oggi è il giorno in cui la colorazione di tutte le Regioni italiane passa dal rosso all’arancione. Resta comunque il divieto di spostarsi da un Comune all’altro, se non per motivi di urgenza o di necessità. E la montagna rimane appannaggio di chi vi abita o di quanti praticano sport a livello agonistico.

La stessa amarezza delle Piane di Mocogno, infatti, appesantisce l’aria anche a Piandelagotti, appena prima del confine toscano. «Oggi (ieri, ndr) grazie al bellissimo sole sono arrivate un po’ di persone per fare delle ciaspolate e un po’ di sci alpino – riporta Ferdinando Lunardi, proprietario dell’Albergo ristorante alpino di Piandelagotti – ma più che altro c’erano le società di chi pratica a livello agonistico. Noi abbiamo tenuto aperta la tabaccheria, l’edicola e facciamo un po’ di asporto con il bar. Mentre l’albergo è chiuso. Il nostro personale, due persone oltre a me, mia moglie e mia figlia, è in cassa integrazione. Certo, speriamo che dal 7 gennaio ci permettano di lavorare. Abbiamo anche già preparato dei pacchetti accessibili a livello di prezzo. Vorremmo rilanciare lo sci di fondo come sport di movimento ed estremamente popolare». Lunardi sostiene che la montagna, così come tutti gli altri settori turistici, non può essere dimenticata. Soprattutto quando verranno distribuite nuove risorse economiche.

Il Ristoro Lo Spigolino, a Ospitale, è aperto da un anno e mezzo e sta cercando di stringere i denti in attesa di poter riaprire quanto prima. Già ieri diverse persone, autonomamente, hanno raggiunto in macchina il parcheggio adiacente al rifugio. Da lì, infatti, partono i sentieri che conducono al punto panoramico di Croce Arcana, fino al percorso dello 00 che attraversa il crinale dell’appennino modenese. «Siamo venuti al rifugio per fare qualche piccolo lavoro in vista della riapertura – spiega uno dei proprietari, Marco Biagioni – e speriamo sia davvero il 7 gennaio. Intanto provvederemo a offrire a chi passa di qui durante i giorni “arancioni” un vin brulé e qualche crescentina. Tutto d’asporto, naturalmente».