GenerAzioni i nuovi modenesi tra scelte e cuore

«Quando sono arrivata a Modena mi sembrava di essere a New York». La Ghirlandina come la Statua della Libertà. I palazzi cittadini che svettano enormi agli occhi di Dorina Sili. La studentessa di Chimica aveva quattordici anni quando è arrivata dalla Moldavia. Con lei il fratello e la madre. «Ci ha dato un futuro», riflette Dorina. La scelta di Modena diventa «una salvezza» dopo tante difficoltà. «L’impatto è stato bello e pauroso - narra la giovane - A lezione spesso guardavo il muro perché non capivo la lingua». La studentessa osserva i muri. Jiaqi Zhou ci sbatte contro. Nato a Verona, cresciuto a Modena, è stato etichettato come “portatore di Covid” per l’origine cinese. «Siamo stati presi di mira dalle paure delle persone per questo virus - racconta Jiaqi, oggi cuoco - Anche i ristoranti giapponesi hanno subito molto. Per tante settimane siamo stati senza persone. Ci si sente male. In strada c’è gente che ti mostra la faccia schifata».
Il razzismo è un nemico incontrato sia da Ngheya Sall sia da David Lawal. «Se sei straniera vieni trattata in modo diverso», evidenzia lei, nata nel Vicentino da una famiglia di origine senegalese. «Ancora oggi ci sono bambini che non capiscono perché un nero insegna loro a giocare a rugby - prosegue lui, originario del Ghana - Non lo prendo come razzismo, ma come un segnale di poca conoscenza».


Le storie di Dorina e Jiaqi, Ngheya e David s’intrecciano in un documentario a nove voci. Un coro raccolto da Romeo Cuoghi e Rosaluna Capucci in “GenerAzione - La città che cambia”. Un'evoluzione anticipata lo scorso 17 dicembre alla Tenda (in streaming) in attesa della proiezione integrale nel 2021. La “sardina” di origine tunisina Samar Zaoui ricorre alla tradizione per abbattere gli stereotipi. «Le persone sono come le tigelle - la filosofia di Samar - Una è stata creata per i celiaci, una per i vegani, una per chi non mangia il maiale ma il tacchino. Siamo però tutti individui».

Da ventidue anni in Italia, non è ancora nostra concittadina. Mykhaylo Kim rivela nel nome e nel cognome la doppia origine: ucraina e coreana. Appassionato di scienze politiche, sogna di diventare sindaco. Teme però che in Italia abbinare la carica alla carta d’identità farebbe storcere diversi nasi. «Non mi sento un modenese - ammette Mykhaylo - Vedo i modenesi e capisco come in fatto di conoscenza dei luoghi, della cultura e della storia non siamo agli stessi livelli». Ilias Laamane è nato e cresciuto a Modena da una famiglia di origine marocchina. «Vorrei ci fosse il mondo a disposizione», il pensiero di Ilias. Il giovane stende piani d’espansione non su mappe, ma su tele. «Se avessi paura del pregiudizio non dipingerei neanche».

La mano del giovane ha ritratto nella copertina dell'evento i nove intervistati. Ne ha rivelato i colori. Colori che David sta perfezionando a riportare con la scrittura. Così come Kabir Yusuf, modenese di origine somala. «Ho iniziato a scrivere dalle superiori - svela Kabir - ma non avevo subito l’idea di scrivere un libro. È un percorso che ho costruito nel corso del tempo». Nel percorso a Modena gli ostacoli legati all’origine straniera fanno parte del quotidiano. «Ricordo il momento in cui ho chiesto a una ragazza di uscire - ripercorre il giovane - e un’amica su Facebook ha scritto in bacheca il messaggio che le avevo mandato, parafrasando la mia frase. È stata una sorta di presa in giro per la mia presunta non italianità».


Fabjola Kodra fa a pugni con i pregiudizi da quando è in Italia. Era una bambina quando è sbarcata in Puglia dall’Albania. A Vignola la giovane s’è scoperta prima economista, poi consigliere. «Sono la prima cittadina di origine straniera in Consiglio», rivendica la giovane. Da bambina mascherava l’origine albanese. Da donna rilancia la lotta per la cittadinanza. «Siamo tutti responsabili di noi stessi e degli altri», il messaggio di Fabjola. Alla responsabilità si appella il “regista-demolitore” Romeo Cuoghi.
«Il progetto è nato per smantellare i pregiudizi verso gli stranieri a Modena», garantisce Romeo. Il regista ha lavorato con Rosaluna Capucci in sinergia con il Centro Stranieri e il Comune. Le immagini e il montaggio portano il timbro di Leonardo Zapparoli. Gregorio Vaccari ha curato la grafica. Le musiche sono di Bruno Mari. —