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La dottoressa Zecchi: «Così elaboriamo i lutti da Covid»

Il progetto di Formigine permette a chi resta di costruire un ponte  tra un prima e un dopo grazie al confronto protetto

Monica Tappa

Si chiama “La Fenice” il progetto attivato in queste settimane dalla dottoressa Antonella Zecchi, laureata in scienze psicologiche e counselor di III livello, supervisionato dalla psicoterapeuta Paola Forghieri Manicardi, ospitato dall’Associazione Trame 2.0 di Modena e patrocinato dal Comune di Formigine: un gruppo di mutuo auto aiuto per dare la possibilità alle persone colpite da un lutto in periodo Covid, di potersi incontrare e confrontare in uno spazio protetto. Abbiamo rivolto qualche domanda alla promotrice dell’iniziativa.


Dottoressa Zecchi, come è nato il progetto?

«Il progetto prende vita da una riflessione nata dopo l’esperienza dello sportello d’ascolto gratuito durato tutto il periodo del lockdown di primavera. Nelle telefonate ricevute avevo raccolto molte testimonianze riguardo le morti per Covid19. Nei racconti dei familiari era ravvisabile il disorientamento, l'angoscia di chi cerca un senso ad un evento inconcepibile, al di fuori di una normalità condivisa. Non aver potuto assistere ed essere vicini al proprio familiare nell'ultimo atto della sua vita, rinunciando anche al funerale, originava sentimenti di dolore, colpa, rabbia e ingiustizia».

Cosa impediscono – a livello psicologico - i protocolli Covid?

«Il Covid19 ha snaturato tutta la ritualità utile alle persone a dare un senso a questa esperienza. La privazione di un ultimo saluto, di un funerale che celebri la fine di una esistenza, manca di costruire psicologicamente la strada per il definitivo passaggio dalla dimensione fisica a quella spirituale del caro estinto. Il funerale simbolicamente significa proprio l'accompagnamento del defunto verso il suo nuovo viaggio. Questo permette a chi resta di costruire un ponte tra un prima e un dopo, tra una dimensione ad un’altra dell'esistenza. Il Covid ha impedito l’edificarsi di questo ponte, lasciando le persone in una dimensione di sospensione. Per questo è importante il confronto, perché l'esperienza dell'altro che racconta la sua storia di dolore, aiuta a normalizzare ciò che sentiamo; la rabbia ed il dolore diventano legittimi e la nuova realtà può riprendere a scorrere attraverso una diversa attribuzione di senso».

Cosa significa partecipare ad a un gruppo di "auto mutuo aiuto”?

«Nel cerchio di auto mutuo aiuto è possibile lasciare andare le tante emozioni forti di rabbia e dolore trattenute. Chiunque può intervenire, nel rispetto di alcune regole base, fra le quali l’assoluta riservatezza. Ogni persona diventa specchio per l’altra e il sentimento del prendersi cura di sé passa dal prendersi cura della sofferenza dell’altro, che ci è simile in quel dolore. E porta dentro di sé di “promozione di un cambiamento” attraverso la condivisione».

Quali sono, le conseguenze, a medio lungo termine, di un dolore/lutto non elaborato?

«La sofferenza della perdita di un proprio caro, ossia il cordoglio, ha bisogno di essere lasciata fluire nelle sue molteplici espressioni. Vi sono specifiche tappe e fasi da attraversare, che evolvono fino alla tappa finale che è quella del ricordo e degli investimenti affettivi nuovi. Quando non riusciamo o non possiamo attraversarle tutte e ci fissiamo ad una, per esempio la fase dello stordimento, o della negazione, che sono all’inizio del lavoro del lutto, questo può portare a delle complicazioni. Lutti non elaborati possono portare a forme depressive, chiusura, manie, ansia, rituali abnormi, ruminazioni…».

Il gruppo La Fenice, fino a che non sarà possibile partecipare in presenza e in ottemperanza alle norme vigenti dell’ultimo D.P.C.M, si svolgerà online sulla piattaforma Meet. Per partecipare basta scrivere una email e prenotarsi all’indirizzo: antozecchi@gmail.com Gli incontri saranno quindicinali, completamente gratuiti e termineranno a fine aprile 2021.

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