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Modena, «Per la Procura i morti nelle Cra erano vittime scontate e ineluttabili»

Le motivazioni della richiesta di archiviazione: l ’avvocato dei famigliari delle vittime nelle Rsa e il comitato all’attacco  

Una “ricostruzione approssimativa”, le cui conclusioni “ci lasciano allibiti”. Sono più che mai sul piede di guerra il legale dei famigliari degli anziani morti nelle Cra e lo stesso comitato, all’arrivo delle motivazioni della richiesta d’archiviazione della Procura relativa all’Opera Pia Castiglioni di Formigine e Villa Margherita.

«Il colpo di spugna in atto non ci permette di accettare un’incredibile voglia di mettere una pietra sopra a queste morti etichettandole come decessi ineluttabili a cui si pretenderebbe che i famigliari si rassegnassero», attaccano l’avvocato Gianni Casale e Francesca Sanfelice, presidente del comitato.


Le notizie di archiviazioni sono stati notificate «ai singoli proprio sotto le festività – proseguono il legale e la portavoce – Eravamo consapevoli che non sarebbero state indagini semplici, ma avevamo fiducia che fossero dettagliate e approfondite e tenessero in debito conto il vissuto dei parenti e la loro indignazione davanti a un pressapochismo professionale da più parti riscontrato. Non si è trattato di una denuncia estemporanea di un famigliare colto dal dolore di un addio, ma una massiccia rivendicazione di comportamenti censurabili per la dabbenaggine messa in campo da chi doveva garantire l’incolumità di persone fragili. E invece ci stiamo trovando di fronte a giustificazioni dove il fatalismo la fa da padrone, andando in soccorso a un sistema che non può permettersi di implodere su se stesso per le comprensibili richieste di giustizia che sono state avanzate. Per la Procura questi anziani erano vittime scontate perché non si poteva fare altro e se anche fosse stato fatto non sarebbe servito a nulla. Questo è il teorema fin troppo semplicistico impacchettato dai consulenti della Procura e sul quale si sono appiattiti i procuratori che hanno firmato le richieste di archiviazioni per cinque decessi all’Opera Castiglioni».

«Abbiamo riscontrato anche errori nelle date e riportate ricostruzioni dove il termine “inesatto” è eufemistico – aggiungono Casale e Sanfelice – Daremo precisi riscontri a questa ricostruzione approssimativa che non fa altro che gettare ombre su un’attività d’indagine che lascia molto perplessi. Le conclusioni a cui sono giunti in corso Canalgrande ci lasciano allibiti. Non traspaiono dalle carte elementi per escludere responsabilità di chi doveva proteggere questi anziani, eppure è chiaro che questi processi “non s’hanno da fare”, per citare una manzoniana espressione».

L’obiettivo è che i parenti delle vittime possano farsi sentire. «Pretendiamo che questi processi si facciano e vogliamo portare tutti i famigliari a sfilare davanti alla Giustizia per rimarcare tutto quello che hanno potuto vedere con i propri occhi; solo in parte sono stati ascoltati in sede d’indagine – continuano legale e comitato – Siamo fermamente determinati a impedire che questi incolpevoli anziani siano morti nel nome dell’approssimazione e pressapochismo, facendo passare i parenti per visionari o arrivisti nel nome di azioni risarcitorie mai espresse. I famigliari vogliono giustizia». —