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Alluvione di Nonantola. Il ministro Boccia detta la linea dall’argine «Rimborsi veloci e maggiore sicurezza»

La visita a Nonantola e nei territori colpiti dall’alluvione. E la Regione insiste per i 115 milioni nel Recovery Fund

MODENA Dice bene il tecnico chiamato a dare i dettagli sulla rottura dell’argine del 6 dicembre: «Signori, questa mattina andremo a seguire il percorso della piena che ha fatto danni a Modena e Nonantola in particolare». Ed in effetti è così. Intorno alle dieci di ieri, sull’argine di Sant’Anna, è arrivato puntuale Francesco Boccia, ministro per gli Affari regionali e Autonomie.

Il ministro Boccia e il capo della protezione civile sui luoghi dell'Alluvione di Nonantola

Con lui Angelo Borrelli, capo del Dipartimento della Protezione Civile, e Stefano Bonaccini, presidente dell’Emilia Romagna. Senza dimenticare l’assessore Irene Priolo, che per la Regione si occupa di ambiente. Ad attendere Boccia, nella varie tappe del viaggio sulle rive del Panaro, i sindaci dei paesi attraversati. I primi cittadini, nelle vesti di ciceroni d’eccezione, chiamati a dare indicazioni, a segnalare le problematiche maggiori al ministro e a Borrelli in primis. Il tour, da Sant’Anna alla Fossalta fino all’argine riparato, si è concluso a Nonantola. O per meglio dire alle scuole Nascimbeni, simbolo dell’alluvione di inizio dicembre. Lì era presente pure il sindaco di Campogalliano, altro comune colpito.



Boccia ha avuto modo di fare il punto, ma ad emergere con più forza sono stati i numeri. Le cifre. Sono stati quei 115 milioni di euro che la Regione ha chiesto di inserire nel Recovery Fund. Una somma che sarà utilizzata per completare diverse opere in tutto il sistema idrico modenese. Opere che riguardano sì il Panaro, ma anche il Secchia. «Perché credo che si debbano dare risposte ai cittadini»: sono le parole di Boccia. «Risposte che riguardano un territorio circondato da due corsi d’acqua».



Si entra nel vivo della questione: «Il messaggio che voglio lasciare - continua Boccia - è che non ci limiteremo allo stato di emergenza già in vigore da alcuni giorni, ma andremo avanti con altre azioni e altre risorse». L’argomento principale non può che essere legato ai danni e ai conseguenti rimborsi. Boccia, che poco prima si era confrontato in privato con Bonaccini e i primi cittadini, spiega: «Stiamo pensando ad una soluzione che sia molto simile a quelle messa in campo a Bastiglia e Bomporto». Dunque un iter del genere: schede del danno, fatture di acquisto, rimborso. E in più la necessità di una perizia asservata per quanto riguarda i danni degli edifici. «Inoltre - spiega sempre Boccia - la Protezione civile andrà ad effettuare la sospensione dei mutui nei casi in cui dovessero essere attivi in questo momento».

Alluvione, le richieste dei sindaci al ministro Boccia


L’impegno dello Stato c’è, questo è quello che sottolinea più e più volte il ministro: «Venendo qui, questa mattina, ho capito una cosa ben precisa. Ho avuto la visione plastica di quanto è successo. Dico che non si può non intervenire. Siamo alla vigilia del lavoro sul Recovery. Il negoziato, non a caso, ha un punto fermo che riguarda l’impatto ambientale. Misure che sono una priorità. La Protezione civile avrà un ruolo istruttore, mentre il Parlamento darà il contributo finale. Stiamo lavorando per entrare nelle maglie della normativa che riguarda la ricostruzione post-terremoto che è ancora attiva. Sarebbe importante, e credo che sia la possibilità, inserire lì delle misure ad hoc relative all’alluvione del 6 dicembre. Ci sono delle valutazioni in corso che andranno ad esaurirsi entro la metà di gennaio. Dunque in tempi rapidi perché, come detto, qui bisogna intervenire. Si deve intervenire bene però». Non manca un messaggio ai cittadini, nonantolani in particolare: «Sindaco Nannetti dica ai suoi concittadini di credere nello Stato come hanno sempre fatto. Mi rendo conto quanto sia complicato rimboccarsi ancora le maniche. Farlo al termine di un anno drammatico come quello che stiamo vivendo». Sempre Boccia: «Lo stato di emergenza non è un punto di arrivo, ma di partenza».

Chiusura dedicata a questioni extra-alluvione. Il tema è sempre il Recovery Fund: «Le discussioni si evitano facendo parlare i territori. La prova è arrivata qui, nel Modenese». —

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