Modena. Vaccino anti-Covid, adesione mai così alta tra medici, infermieri e Oss: «Chi sta coi pazienti fragili deve farlo»

Il dg Vagnini ha ricevuto il consenso di 3.600 tra medici, infermieri e oss. «Con l’anti-influenzale si restava fermi al 35%»

Daniele Montanari

Reazione “epocale” da parte di medici, infermieri, tecnici e oss degli ospedali Policlinico e Baggiovara, e degli altri in provincia, di fronte all’arrivo del vaccino anti-Covid. «Il 90% del personale ha già comunicato che effettuerà l’iniezione» annuncia Claudio Vagnini, direttore generale dell’Azienda Ospedaliero-Universitaria.


Dottore, siete soddisfatti della prima risposta?

«L’obiettivo è arrivare al 100% di personale vaccinato, ma trovarsi all’inizio della campagna con una tale adesione è qualcosa di straordinario. Si pensi che il vaccino anti-influenzale veniva fatto da una percentuale oscillante tra il 35 e il 38%, sempre abbastanza bassa e peraltro sempre dopo una forte azione di informazione e sensibilizzazione. Stavolta non abbiamo neanche iniziato e sui 4.000 circa addetti della rete ne abbiamo 3.600 che hanno già detto sì».

Per lei dovrebbe essere un obbligo il vaccino?

«Io ho sempre detto che il personale sanitario si deve vaccinare, non solo contro il Covid ma a maggior ragione contro il Covid. Poi non ho potere coercitivo, non posso obbligare nessuno, ma posso fare appello al buonsenso e alla ragionevolezza: è chiaro per chiunque che chi si occupa di malati deve essere tutelato. Sia per se stesso che per gli altri, per non correre il rischio di diventare vettore di contagio. E in questo penso anche a tutti coloro che seguono pazienti fragili, nelle case di riposo come nella terapia domiciliare: devono essere vaccinati, perché è evidente che in quegli ambienti il virus può provenire solo dall’esterno. E diventa indifendibile un operatore che porti contagio nel momento in cui abbiamo il vaccino».

E se un suo dipendente dicesse “io non mi vaccino”?

«Allora si apre un problema non indifferente, in primis nei confronti dei pazienti e degli altri operatori. Come detto, io non lo posso obbligare a vaccinarsi, ma è chiaro che dovrò prendere decisioni conseguenti a questo atteggiamento. Non credo proprio che sia compatibile la presenza di quel dipendente nei reparti Covid».

Com’è la situazione Covid nei nostri ospedali?

«Il numero dei pazienti scende troppo lentamente. Leggo il report del 29 dicembre: parla di 65 ancora in terapia intensiva e 330 nei reparti di malattie infettive. Sono numeri che ci chiamano tutti in causa».

In che senso?

«Nei comportamenti, nell’adottare poche e semplici misure che proteggono la nostra salute e quella degli altri: essere attenti innanzitutto nell’utilizzo della mascherina, nell’igienizzare le mani e soprattutto nel distanziamento. E questo vale per tutti. Poi chi passa in luoghi a rischio è chiamato anche ad altre accortezze. Di fronte alla situazione, non è chiedere la luna, tutt’altro. Ma ciò nonostante, e parlo per l’esterno in questo caso, in giro ci sono ancora troppi che la prendono sottogamba».

Si riferisce ai ragazzi?

«I ragazzi sono un pezzo del problema, non il problema. C’è indubbiamente una certa difficoltà a fare passare il messaggio tra loro, ma vedo in giro anche tanti adulti con atteggiamenti non da adulti. E qui rivolgo un duplice appello, visto che siamo a Capodanno».

Quale?

«A chi deve vigilare, perché in questi giorni faccia i dovuti controlli per il rispetto del Dpcm. E poi, soprattutto, a chi avrà occasione di stare insieme ad altri in queste ore. Siate responsabili nel vivere questo momento normalmente di festa ma che quest’anno ci chiama prima al rispetto: di noi stessi, degli altri e di chi negli ospedali combatte contro il virus. L’arrivo del vaccino non significa che l’emergenza è finita, ci vorranno ancora mesi perché lo sia». —

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