Finale Emilia Con “Manigolde” la sartoria vuole ricucire il futuro

La Sartoria Sociale Manigolde dell’associazione Mani Tese Finale Emilia festeggia il suo primo anno di attività con l’avvio del nuovo, interessante progetto “Ricucire il futuro: sartorie sociali in Italia e in Guinea-Bissau per donne vulnerabili”, facendosi portatrice di un modello virtuoso di inclusione e occupazione, replicabile anche fuori dal territorio nazionale.

FINALE EMILIA Da Finale Emilia alla Guinea-Bissau sulla scia di un progetto sociale che coniuga la bellezza della moda etica e sostenibile con il sostegno all’emancipazione e alla difesa dei diritti di donne e bambine.
 
La Sartoria Sociale Manigolde dell’associazione Mani Tese Finale Emilia festeggia il suo primo anno di attività con l’avvio del nuovo, interessante progetto “Ricucire il futuro: sartorie sociali in Italia e in Guinea-Bissau per donne vulnerabili”, facendosi portatrice di un modello virtuoso di inclusione e occupazione, replicabile anche fuori dal territorio nazionale.
Manigolde, lo ricordiamo, nasce dalle tonnellate di abiti donati all'emporio di Mani Tese Finale Emilia per dare nuova vita a questo patrimonio di tessuti e accessori, ripensando e ricreando nuovi abiti da una materia altrimenti destinata allo spreco, grazie all’abilità delle volontarie coinvolte e al sostegno di diverse realtà che hanno creduto da subito nel progetto: MantovaniBenne, Fondazione Cattolica e Fondazione Cassa di Risparmio di Mirandola.
L’idea di utilizzare i materiali usati e di scarto per produrre capi di abbigliamento “nuovi” con lo scopo di promuovere azioni di inclusione socio-lavorativa per persone con disabilità e fragilità ha conquistato tutti e il sostegno della comunità si è fatto sentire subito, fino a spingersi oltre i confini locali. 
 
«Quello in partenza con la Guinea, è un progetto di giustizia sociale a cui teniamo molto, che vede collaborare insieme le sedi di Mani Tese di Milano, Guinea-Bissau e Finale ed è co-finanziato dalla Fondazione di Modena – spiega Lucrezia Roncadi che insieme a Vittoria Secondini è la referente di Manigolde – Questo progetto punta all’empowerment della figura femminile e alla creazione di un sistema di monitoraggio e prevenzione degli abusi più strutturato. In Guinea-Bissau, la condizione femminile è fortemente penalizzata e violenze di ogni tipo su donne e bambine sono all’ordine del giorno, in un contesto di estrema povertà, causata essenzialmente da una grave carenza di lavoro e di risorse. Lo scopo non è dare mera assistenza ma aiutare queste donne a formarsi affinché diventino imprenditrici di sé stesse».
 
Il percorso prevede un forte gemellaggio tra le volontarie finalesi della sartoria che sono 17 e le colleghe guineane, per uno scambio di saperi che contempla innanzitutto la condivisione di buone pratiche sul design e l’usabilità di ciò che verrà prodotto dai rispettivi centri sartoriali, ma anche scambi fisici quando le condizioni lo permetteranno, per conoscersi di persona.
 
«Per i prossimi mesi abbiamo in programma una formazione a distanza e anche diverse conferenze online, dei workshop e un convegno finale per confrontarci, con la speranza di potersi incontrare un giorno e collaborare dal vivo – racconta Lucrezia che svela un altro interessante progetto - Qui a Finale, con diverse ditte del luogo, stiamo anche cercando di far partire un progetto per la costruzione di una casa di accoglienza per donne vittime di violenza che in futuro possa prevedere degli inserimenti socio lavorativi nella sartoria Manigolde che ad oggi ne conta due». La creatività è contagiosa, la fantasia anche, e dalla dimensione locale si passa a quella internazionale a colpi di ago, filo e forbici: «E’ bello vedere che quello che facciamo non rimane solo qui ma rivisitando un capo di abbigliamento riusciamo a realizzare cose più grandi – dice Lucrezia - Riuscire a vendere un capo Manigolde vuol dire anche sostenere progetti di cooperazione internazionale».
 
E a proposito di condivisione, Manigolde ha raccolto l'invito della testata MarieClaire.it a partecipare all’iniziativa #time2share proponendo il riutilizzo creativo di un capo che tutti abbiamo nell'armadio: il famoso maglione tarmato! «La nostra filosofia “ricicla – ritaglia - ricuci – rimani”, ci spinge al recupero dell'irrecuperabile – sorride Lucrezia – Preparate ago e filo, che se vi va, vi insegneranno a dare nuova vita al maglione che una tarmina vi ha rubato!». Per la sartoria sociale. il 2020 è stato davvero un anno pieno di entusiasmo, donazioni, acquisti, partenze, fermate, ampliamenti, collezioni, mascherine, tanti volontari, amici, clienti e persone desiderose di aiutare e di partecipare. Le parole chiave: inclusione ed emozione.
«Ci piace pensare che creiamo trasformando: cuciture resistenti e gioia di fare perché nulla diventi tutto!». Tutte le informazioni sulla pagina Facebook Manigolde. —
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