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Modena. L’asporto non si ferma mai «Facciamo l’impossibile ma ormai è davvero dura» 

Anche nei giorni di festa alcuni gestori hanno voluto esserci nonostante tutto «Riaprire i locali alla sera è diventata una vera necessità di sopravvivenza»

Gabriele Farina

«Sarà un anno grigio, tendente al nero». Il 2021 si apre con le colorazioni. Non le tinte legate ai Dpcm, ma le prospettive per i ristoratori modenesi. I titolari osservano la data di giovedì prossimo e sperano di poter riaprire a tutti gli effetti. Nell’attesa, i ristori rappresentano un piatto magro. L’asporto lascia un retrogusto amaro. «Se andiamo avanti così non so per quanto potremo proseguire».


Il punto di vista è di Simone Cardinali, titolare del ristorante La Dama Rossa. L’attività di San Damaso non s’è fermata. «Stiamo facendo il possibile per consegnare i pranzi ai nostri clienti a Modena e in provincia - evidenzia Cardinali - andando a Vignola, Carpi, Soliera, Mirandola, persino a Valsamoggia. Prendiamo dove possiamo: di questi tempi non possiamo fare altrimenti». Se la vigilia di Capodanno è andata «discretamente bene», ieri le ordinazioni hanno subito una frenata. «Il ristorante tradizionale fa molta fatica - spiega il titolare - perché i clienti vanno molto su generi diversi, come il sushi». Ineludibile la richiesta per il 2021: «Riaprire il ristorante alla sera». Un'eco risuona dal castello di Formigine. «Abbiamo tre ristoranti - ricorda Claudio Cavani, titolare de Il Calcagnino - e tutti prettamente serali. Fare il pranzo soltanto non è conveniente. Il Babi’s è chiuso da marzo. L’enoteca va a singhiozzo. Al sabato e alla domenica cosa fai? Apri per tre ore? Durante gli altri giorni settimanali abbiamo visto che è inutile». Il Calcagnino ha garantito l’asporto sia a Natale sia a Capodanno. «Siamo contenti perché i nostri clienti ci seguono - testimonia Cavani - ma a conti fatti sarebbe stato meglio restare a casa. Il nostro settore non avrebbe bisogno di svolgere un servizio, ma di fare cassetto. Ho paura che il 2021 sarà un disastro». Il calo nel 2020 rispetto al 2019 appare netto. «Ho fatturato il 25% rispetto l’anno prima - sentenzia il titolare - così non si può reggere economicamente. In Germania il Governo ha riconosciuto il 75% del fatturato dell’anno prima direttamente sul conto. In Italia i ristori sono un’elemosina».

Il ristoratore avrebbe preferito un lockdown generalizzato per tutte le attività piuttosto che il semaforo dei giorni. «Arriveremo fino al 10 gennaio - anticipa Cavani - poi se le condizioni resteranno invariate chiuderemo fino a quando non potremo riaprire alla sera». Luca Marchini invita a mantenere l’ottimismo. «Osserviamo il bicchiere mezzo pieno», l’augurio dello chef de L’Erba del Re. Il ristorante riaprirà giovedì 7.

Su Facebook, Marchini lancia un monito: «Affrontare in modo diverso questo periodo difficile è necessario, doveroso e responsabile». Sul periodo difficile interviene Roberto Mariotti, titolare del 212. «Nel 2020 abbiamo fatto circa un terzo del fatturato rispetto al 2019 - sottolinea Mariotti - Restano sempre i dipendenti, le luci da pagare. Chiediamo di lavorare almeno fino alle 23 prima del raggiungimento dell’immunità di gregge. Uno dei problemi è che non tutti si vogliono vaccinare». All’appello risponde subito Roberta Fini. La titolare de La Quercia di Rosa terrà chiuso fino al 7, come Mariotti. «Nel 2021 mi vaccino - conclude Fini - e spero di cuore che i vaccini funzionino. Ripongo la mia speranza nella validità e nell'efficacia dei vaccini». —

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