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Il Solierino presta il suo nome Ora è anche un caffè solidale

Il progetto di Alberto Oriani «Così diamo il nostro aiuto al social market Il Pane e le Rose Abbiamo scelto una miscela  di Arabica e Robusta»

Noemi Adabbo

soliera. A Soliera il profumo del caffè la mattina assume una fragranza solidale e sostenibile grazie ad Alberto Oriani che ha portato il Solierino sul tavolo del proprio negozio “Gusti e Capricci”, in collaborazione con la cooperativa Eorté, per dare il proprio supporto al social market “Il Pane e le Rose”, di cui è stato a suo tempo volontario. Un caffè proveniente sia da aziende Fair Trade, che fanno del rifiuto dell’impiego della manovalanza dei bambini il proprio motore, che dalle piantagioni colombiane gestite dalla cooperativa di sole donne “Huila”. Un progetto dal sapore prettamente locale ma dall’ampio respiro internazionale, sublimato nel nome del prodotto stesso: «L’idea è nata riprendendo un progetto per l’infanzia di Roberto Zanoli, direttore della cooperativa Eorté, in cui veniva utilizzato il solierino come moneta di scambio. Incuriosito, ho cercato di comprenderne la storia per accostarlo al commercio del caffè, prodotto da sempre richiesto. C’era la volontà di collaborare con “Il Pane e le Rose” e la Eorté, da cui la richiesta di utilizzare un caffè fair trade. La ricerca si è conclusa con la scelta di una miscela di Arabica e Robusta proveniente da queste cooperative fair trade e “Huila”. Questa, grazie alla redistribuzione dei proventi delle vendite del caffé, si impegna a promuovere l’eguaglianza sociale e di genere, garantendo educazione, accesso alla sanità, abitazioni e condizioni di lavoro sostenibili per le donne. «Il logo del prodotto riporta il contatto tra la mano di un adulto e quella di un bambino», spiega Oriani, sottolineando come questa moneta tradizionale sia divenuta virtuale e poi solidale. «L’idea è nata perché durante la prima consegna dei pacchi alimentari solidali del lockdown di marzo abbiamo collaborato con Alberto che ci ha fornito il caffè per la distribuzione. Dopo aver proceduto ad una donazione a “Il Pane e le Rose”, ha domandato come potesse rendersi utile e contribuire col proprio aiuto: «Così è nata l’idea di creare una sorta di caffè sospeso e la ricerca annessa affinché fosse un prodotto adeguato, rispettoso di tutti quelli che sono i nostri principi in termini di qualità e solidarietà», aggiunge Riccardo Salami, responsabile del social market di cui afferma, «abbiamo cercato un progetto che fosse sconosciuto ai più ma che fosse in grado di fornire maggiori garanzie in termini di qualità».


Giusto in questi giorni è stata avviata la prima produzione del Solierino che si assume la prospettiva di una crescita ampia, ora in fase ancora embrionale ma molto attenta alla lavorazione: «Essendo un prodotto di qualità bisogna lavorarlo in modo da far sì che si rovini il meno possibilie, motivo per cui ho avviato la ricerca nella torrefazione di Modena, risentendo molto il caffè degli sbalzi termici», precisa ancora Alberto Oriani. —

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