Il prof. Cossarizza: «Dal virus un bombardamento atroce, nel vaccino la nostra controffensiva»

L'immunologo, ha fatto ieri la “puntura”: «Strumento efficace e sicuro da diffondere al più presto»

MODENA. «Come sto? In perfetta forma, grazie mille, ho fatto la mia puntura alle 9.30 con un ago sottilissimo che non fa assolutamente male e sono contento di essere entrato in una campagna vaccinale di importanza fondamentale per tutti». Il prof Andrea Cossarizza, ordinario di Patologia generale e immunologia di Unimore, si è vaccinato ieri mattina contro il Covid a Baggiovara. Il prima possibile, come aveva detto, ma dopo essersi messo in fila come tutti i sanitari.

Non ha avuto timori professore?


«Ma stiamo scherzando? Ho manifestato subito la mia intenzione di fare il vaccino e adesso ho potuto procedere, come migliaia di persone. Nessun timore e anzi, un ringraziamento sentito all’Ausl e in particolare al Dipartimento di Sanità Pubblica, oltre che per la professionalità, per il clima che hanno creato. Si respira una bella atmosfera nella sede di vaccinazione, di grande collaborazione: sono tutti molto contenti di vaccinarsi e il personale sanitario lo è nel farsi carico di questo».



Invita altri a vaccinarsi?

«Certo, spero che tutti possano accedervi al più presto perché si possa giungere a una percentuale di copertura significativa. È la prima occasione che abbiamo per lanciare un’offensiva contro il nemico, e non vedo perché non coglierla. Siamo come gli americani dopo Pearl Harbor: abbiamo subito in questi mesi dal virus un bombardamento atroce, adesso ci siamo armati per l’offensiva. Che dobbiamo lanciare con la consapevolezza che non sarà una guerra-lampo: ci terrà impegnati per diversi mesi».

Dice che nella seconda parte dell’anno potrà considerarsi sostanzialmente vinta?

«È auspicabile che nel secondo semestre una copertura vaccinale importante ci permetta di considerare superata la fase propriamente emergenziale, ma al momento non ci sono certezze su questo. A parte una: che comunque non bisognerà mollare la presa sulle precauzioni, a partire da distanziamento e mascherina».

Anche per i vaccinati?

«Anche loro devono continuare a mantenere le precauzioni. Non è che facendo la puntura divento di colpo immune dal virus, il vaccino non funziona come un anti-ipertensivo che mi fa calare subito la pressione. È uno strumento che mette in atto una risposta immunitaria che impiega qualche settimana a svilupparsi. Nel caso del vaccino Pfizer, dopo 21 giorni si fa il richiamo e solo la settimana seguente si entra nella fase di protezione massima».

Ma sarà efficace anche contro la mutazione inglese del virus?

«Il Sars-Cov-2 ha avuto tantissime varianti: già a maggio-giugno si parlava di una mutazione simile. Il vaccino induce centinaia di anticorpi diversi contro l’agente patogeno: se uno di questi diventa inefficace di fronte alla mutazione, ci sono gli altri che mantengono invece tutta la loro azione di contrasto. È come trovarsi una freccia spuntata, ma all’interno di una faretra piena di altre frecce che possono comunque agire efficacemente impedendo al virus di sviluppare l’infezione».

Pensa che ci troveremo presto a fare i conti con una terza ondata?

«È probabile che i problemi registrati a dicembre con gli ammassamenti e l’allentamento delle precauzioni portino a una nuova crescita dei contagi, ma a me non piace affatto parlare di ondate come se arrivassero all’improvviso in un mare tranquillo. Tantomeno di una terza, considerando che nei nostri ospedali continuano ad esserci centinaia di ricoverati per la cosiddetta “seconda ondata” e non possiamo certo parlare di un momento di calma. Di fronte alla pandemia che stiamo affrontando, più che di onde semplici io parlerei di “swell” come fanno i surfisti per indicare la serie di onde verso riva generate da una perturbazione al largo: non è che tra una e l’altra il mare sia calmo, permane un’agitazione che origina appunto onde seriali».

Quanto durerà la protezione del vaccino? Soltanto sei mesi?

«I dati che abbiamo al momento indicano una protezione certificata di 6 mesi, ma questo non significa che non possa essere superiore, anzi è probabile che il periodo di copertura risulti sensibilmente maggiore: ci sono ricercatori cinesi che stanno documentando su malati di marzo una presenza di anticorpi che tuttora li difendono da nuovi contagi».

Il vaccino resta comunque un passaggio indispensabile?

«Sì, perché è l’unico modo per sconfiggere il nemico. Gli effetti collaterali (indolenzimento al braccio, astenia, lieve febbre) insorgono su una percentuale minima di vaccinati e sono in ogni caso superati al massimo nel giro di qualche giorno. Lo strumento è sicuro ed efficace». —

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