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Appennino sommerso. Anziano liberato dalla neve dai ragazzi di Boccassuolo

Tolto dall’isolamento un 79enne circondato da una “trincea” di un metro e mezzo «Non potendo fare i tradizionali auguri della Befana, hanno pensato di spalare»

Daniele Montanari

PALAGANO. Non solo chiacchiere, bevute e PlayStation. I ragazzi di oggi possono essere molto altro, guardandoli da vicino. Chi martedì verso le 16 avesse focalizzato l’inquadratura nei dintorni di Boccassuolo (Palagano) avrebbe trovato ampio materiale di riflessione, al di fuori dei soliti cliché.


Guardando nel cortile di una baita in mezzo al bosco a Centocroci, suggestivo borgo a 1.184 metri per poco già entro i confini di Riolunato, avrebbe visto un gruppo di ragazzi tra i 14 e 20 anni (Daniele, Fabio, Michele, Mirko, Nicola e Francesco) tutti affaccendati con la pala per aprire un sentiero fino all’ingresso di casa di Gian Claudio Ferrari, 79enne che si è trovato isolato dal mondo da quasi un metro e mezzo di neve. Li avrebbe visti con gli occhi pieni della vivacità dell’età, i ragazzi, e nonostante la fatica col sorriso di chi sa di stare facendo la cosa giusta. Avvicinandosi un po’, il nostro osservatore avrebbe anche udito Nico Bettuzzi, un po’ il factotum di Boccassuolo (padre del sito www.boccassuolo.it) ridacchiare cantando la filastrocca dei nonni: «La Befana vien di notte, con le scarpe tutte rotte…».

Sì, perché qui come a Piandelagotti e Sant’Annapelago l’Epifania si festeggia già dal 5 con l’allegro corteo di Befane e Befanotti che passano di casa in casa per gli auguri. Non potendo rispettare la tradizione per l’anti-Covid, i ragazzi assieme a Nico hanno pensato di fare lo stesso un giro, tra paese e circondario, a spalare neve a casa degli anziani «con la mascherina al posto delle maschere e la pala al posto della scopa» precisa divertito Nico. E tra i posti dove andare è subito venuta in mente la casa di Gian Claudio, letteralmente sommersa dalla neve: «Ce n’era così tanta che si poteva passare sopra il cancello».

Quando li ha visti arrivare, un ragazzo addirittura su un rombante quad, l’anziano, che vive solo in compagnia di due cani dopo la scomparsa della moglie, è stato raggiante. Non usciva più di casa da domenica, e se c’era comunque qualcuno che gli portava la spesa, trovandosi in una “trincea” di neve si sentiva ancor più isolato dal mondo. Il suo fuoristrada era ormai sepolto in cortile. C’era un bel lavoro di braccia da fare, insomma. I ragazzi ci hanno dato dentro assieme a Nico e, palata dopo palata, hanno creato un abbondante “varco” dal cortile all’ingresso e disseppellito la macchina.

Già è sorprendente pensare che esiste un gruppo di teenager che “resiste” a vivere a Boccassuolo, tra 150 abitanti a 1.007 metri. Saperli poi di questa sensibilità operativa, lontani da divano e videogame, fa pensare ancor di più. «È il gruppetto del Boccassuolo Village - ricorda Nico - i ragazzi che attorno al nostro centro estivo hanno sviluppato una profonda appartenenza al territorio e una forte sensibilità verso le persone che vivono qui. Poi anche loro avranno il loro momento di PlayStation, senza dubbio. Ma sanno anche guardare oltre. Sono il nostro futuro, perché vogliono restare qui. E il nostro orgoglio». «Non è affatto scontato trovare dei ragazzi così - sottolinea da Riolunato Claudia Contri, dipendente comunale che ben conosce la storia di Gian Claudio - loro e Nico sono persone veramente attente agli altri. E per questo così speciali». —

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