Modena La morte di Bonucchi/ «Alex per noi era il presente e il futuro» La sua ditta pagherà le spese di rimpatrio

L’ad della Sacmi Stefano Lanzoni sottolinea l’entusiasmo del ragazzo per il lavoro. Incarico a un legale per seguire il caso

Daniele Montanari

«Siamo frastornati per quello che è successo. Sì, frastornati è la parola giusta». Nella voce a tratti interrotta dell’amministratore delegato Stefano Lanzoni c’è ancora un po’ dell’incredulità che lunedì ha colto la Sacmi Forni di Imola (gruppo con sede anche a Reggio) alla notizia della tragica morte di Alex Bonucchi, a soli 25 anni. Il ragazzo, era non solo il presente ma anche una grande promessa per il futuro dell’azienda, specializzata nella produzione di macchine e impianti per l’industria ceramica. Tutti i progetti se ne sono andati con quella scarica elettrica che l’ha folgorato mentre usciva dalla piscina di un hotel di Rouiba, non lontano da Algeri, dove aveva cercato un po’ di recupero dopo la giornata di lavoro. Uno choc in primis per la sua famiglia (madre, padre e la sorella Alice) e la fidanzata Miriana, con cui stava costruendo un futuro. Ma anche per chi lavorava con lui.



Lanzoni, chi era Alex per la Sacmi?

«Era semplicemente una delle nostre più grandi risorse. Un giovane che lavorava con noi già da diversi anni e su cui stavamo puntando nel nostro presente e per il nostro futuro, perché era uno di quelli con maggiori probabilità di fare davvero un grande percorso, per la passione con cui lavorava. Era un ragazzo d’oro, entusiasta del lavoro che faceva: non vedeva l’ora di partire per una nuova missione, e la famiglia condivideva le sue emozioni. Era la situazione ideale, interrotta adesso dalla tragedia».

Cosa faceva a Rouiba?

«Stava seguendo l’istallazione e l’avviamento di un forno ceramico, presso un nostro cliente. L’hotel era lì vicino».

Sapete qualcosa di più sull’incidente?

«L’accaduto è in ricostruzione, ma da quello che sappiamo sembra che uscendo dalla piscina inavvertitamente abbia appoggiato la mano sopra un cavo elettrico rimasto scoperto, che l’ha folgorato».

Se la circostanza fosse confermata, si tratterebbe di una grave mancanza da parte dei gestori dell’hotel…

«L’hotel è seminuovo: il sospetto è che qualcosa non fosse a posto, ma ci sono le autorità algerine che indagano su questo. Noi chiediamo a gran voce, assieme alla famiglia, che venga fatta massima chiarezza: ci sono anche dei testimoni e vogliamo sapere esattamente come sono andate le cose. Per questo assieme alla famiglia stiamo incaricando un avvocato per avere la certezza che tutti i passaggi siano fatti nel modo corretto, facendo valere le nostre ragioni. E poi desideriamo che si possa procedere al rimpatrio della salma nel più breve tempo possibile, dopo l’autopsia che ad oggi (ieri, ndr) non risulta ancora eseguita. Ovviamente come ditta ci faremo carico di tutte le spese per il rimpatrio: è davvero il minimo che possiamo fare di fronte allo strazio che sta vivendo la famiglia».

Può considerarsi incidente sul lavoro?

«Non è accaduto sul luogo di lavoro, ma durante una missione all’estero per lavoro. Anche sotto il profilo aziendale è quindi necessario fare massima chiarezza».

Siete sempre in contatto con la famiglia?

«Continuamente. Abbiamo saputo dell’incidente lunedì sera e martedì mattina subito eravamo a Modena da loro, sono andato anch’io, e poi abbiamo continuato a sentirci per telefono anche più volte al giorno, all’arrivo di qualche notizia. Se è una grande perdita per noi, per loro è la tragedia senza fine della perdita di un figlio giovanissimo. Devo dire che, nel dolore, ho trovato anche una reazione di grande forza. Da parte nostra, c’è l’impegno a riportare a casa Alex nel più breve tempo possibile, per salutarlo come si deve. In questo l’Ambasciata italiana ad Algeri ci sta dando un ottimo supporto, per cui sentitamente ringraziamo». —

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