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Lama Mocogno, si rompe un tubo: avventura sulla neve per portare acqua a 35mila persone

Intervento estremo dei tecnici Hera saliti fino a 1.300 metri Hanno riparato la conduttura danneggiata da una frana

Due chilometri fatti tra un metro e mezzo di neve con le racchette ai piedi e sulle spalle gli attrezzi per intervenire. Nessuno ha saputo di loro, ma è grazie alla loro operazione particolarmente impegnativa, e faticosa, che martedì una rottura su una delle principali condotte d’acqua dell’Appennino si è risolta senza alcun disagio nelle abitazioni di circa 35mila persone tra Lama Mocogno, Pavullo, Polinago, Serra e Prignano.

Se lo ricorderanno a lungo questo 5 gennaio innevato i tecnici Hera che verso le 9 hanno dovuto fare i conti con uno “strappo” nell’acquedotto Dragone causato dall’improvviso riattivarsi di una frana in un campo in forte pendenza ai lati di via La Cà, tra La Santona e Barigazzo. Due metri di tubo portati via, a 1.150 metri di quota, con un metro di neve sul terreno a causa delle intense precipitazioni di quelle ore. «Ci siamo accorti subito della rottura, grazie a telecontrollo e rilevazioni sul campo, e non ci abbiamo pensato un attimo a uscire - sottolinea Gianluca Preziosi, ingegnere della Direzione Acqua del Gruppo Hera - si trattava di una condotta importante e non c’era tempo da perdere».


Due le missioni necessarie, una più ostica dell’altra. Bisognava sostituire il tubo innanzitutto, percorrendo la stradina stretta, tortuosa e in forte pendenza che scende a Sassostorno dalla Giardini. Ma soprattutto super innevata: a fare da scorta, oltre allo spartineve comunale, una pattuglia di polizia locale. E poi una volta raggiunto il punto, ci sono stati da fare 200 metri a piedi nel campo in mezzo a un metro di neve, portandosi dietro tubo nuovo, saldatrice e tutto il resto dell’attrezzatura. Per cambiare un tubo a valle però bisogna prima chiudere il “rubinetto” a monte. Ecco dunque che un’altra squadra, quella in cui era Gianluca con altri due tecnici, è andata su fino alle pendici del Cimone, ai 1.300 metri delle Polle di Riolunato, per chiudere la saracinesca delle due sorgenti Leude e Ghiare. E qui dal parcheggio è stata tutta da fare a piedi, tra un metro e mezzo di neve: mezz’ora per arrivare alle Ghiare e due ore invece per le Leude. «Io sono socio Cai, quindi abituato alla montagna, ma devo dire che lo scenario era tosto - nota Gianluca - era difficile anche solo orientarsi in mezzo a tutto quel bianco». Le pale da sci alpinismo portate dietro sono state utilissime: la porta della struttura che custodisce l’impianto era infatti “sepolta”, e c’è voluto un bel lavoro di braccia. Una volta dentro, subito chiusura della saracinesca così da permettere a Lama di procedere alla sostituzione, operazione che si è protratta fino a sera. L’indomani, mattina dell’Epifania, la squadra delle Polle è quindi tornata su per riaprire le sorgenti, rifacendosi la camminata.

L’utenza non si è accorta di nulla perché l’acqua è continuata ad arrivare sfruttando le interconnessioni della rete e ciò che era rimasto nel serbatoio della Santona, ormai però davvero agli sgoccioli. «È la condotta più importante del Frignano - sottolinea il sindaco di Lama Giovanni Battista Pasini - se la riparazione non fosse stata celere ci sarebbero stati problemi per un grande numero di persone. Ringrazio tutti i tecnici per l’efficienza dimostrata in uno scenario abbastanza estremo. Ci siamo rivolti alla Protezione civile per la frana: si era già mossa nel 2019, va assolutamente sistemata in modo definitivo». —

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