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Modena «Col mio progetto scatterò la foto dell’universo dopo il Big Bang»

L’astrofisico modenese Lorenzo Amati con il suo “Theseus” è in lizza per un maxi finanziamento da 550 milioni dell’Esa

Gabriele Farina

“Tanto tempo fa, in una galassia lontana lontana”. Basta la frase per affascinare gli appassionati di fantascienza. E se non fosse solo fantascienza? Se si potesse davvero scoprire quanto accaduto miliardi di anni fa in galassie disperse negli angoli remoti dell’universo? Alla domanda intende rispondere un astrofisico modenese: Lorenzo Amati.


Lo scienziato è l’investigatore di punta di un progetto che guarda al trapassato remoto, finalista alle selezioni dell’Agenzia spaziale europea (Esa). In caso di vittoria, partirà nel 2032 con un budget (minimo) di 550 milioni di euro. Il progetto si chiama Theseus.

Come l’eroe dell’antica Grecia, ha l’obiettivo di districarsi in un labirinto. Un labirinto grande quanto l’universo, costellato di domande quali: da dove veniamo? Dove andiamo? Il filo per orientarsi tra le stelle non è di seta, ma di luce. Non lo regge Arianna, ma prende il nome di “lampo gamma”. «È un faro intenso - spiega lo scienziato, padre della "relazione Amati" - che serve a comprendere come fosse l’universo poco dopo il Big Bang, con la formazione delle stelle e delle galassie».

Il lampo gamma rappresenta un “flash” di fenomeni avvenuti a milioni di anni luce nello spazio. Gli scatti sono dunque immagini di gruppi di stelle (o galassie) com’erano ben prima della comparsa dell’uomo sulla Terra. Il “Grande Scoppio” o “Big Bang” da cui avrebbe avuto origine l’universo risale a circa quattordici miliardi di anni fa. Theseus vuole indagare cosa accadde qualche centinaio di milioni di anni dopo. Ovvero più di tredici miliardi di anni fa. Per osservare i lampi gamma servono telescopi potenti da puntare in zone del cielo per giorni, se non settimane. «È come scattare una foto nel tempo con esposizione lunghissima» illustra Amati. Una foto in cui possono emergere parti più scure difficili da ritoccare: i buchi neri. Questi corpi celesti sono valsi il premio Nobel per la Fisica 2020 a tre scienziati: Roger Penrose, Reinhard Genzel e Andrea Ghez.

Un lampo gamma può essere causato da uno scontro tra un buco nero e una stella di neutroni. Una collisione capace di generare in pochissimo tempo (da frazioni di secondo ad alcuni minuti) un’energia enorme, ben più potente di quella del Sole. Meglio non essere troppi vicini al “flash”. «Vari studi mostrano galassie in cui i lampi gamma ridurrebbero la capacità di ospitare la vita su qualche pianeta», sottolinea l’astrofisico.

La Terra è abitabile per molte ragioni: la distanza dal Sole, la luminosità della stella, il campo elettromagnetico, i moti celesti che regolano l’alternanza del giorno e della notte… A oggi, vale il motto lanciato dai “Fridays For Future”, il movimento globale ambientalista che segue l’esempio di Greta Thunberg: non abbiamo un pianeta B. «Non esiste un posto nel sistema solare minimamente comparabile alla Terra - evidenzia Amati - nemmeno di fronte alle peggiori ipotesi degli effetti legati ai cambiamenti climatici».

Diverse missioni spaziali si stanno concentrando sui pianeti che ci circondano nell’orbita intorno al sole: Venere e Marte. «Su Venere c’è una pressione atmosferica apparentemente infernale - avverte l’astrofisico - mentre Marte sembra un pianeta morto. Qualsiasi zona della Terra è enormemente più abitabile». Mentre le missioni spaziali si alternano, lo scienziato modenese potrebbe avere il tempo per prepararsi al 2032. Per allora infatti è prevista la partenza del progetto che sarà selezionato quest’anno dall’Agenzia spaziale europea.

Theseus è in finale con Envision, che prevede di mappare il suolo venusiano. Entrambi i progetti sono già stati portati avanti in via preliminare su diversi livelli, dalla validità scientifica alle tecnologie future. «Avere una missione come Theseus con il coordinamento dell’Italia e con me alla guida sarebbe straordinario» dice Amati. Intanto l’astrofisico lancia un messaggio alle nuove generazioni: «Siate appassionati e curiosi». —

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