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Appennino modenese, che beffa: impianti chiusi, ma in Toscana saranno aperti «Per noi è una mazzata»

Magnani: «Siamo “arancioni” e il 18 sarà tutto chiuso. All’Abetone si scierà: servono decisioni che non penalizzino territori»

Gianluca Pedrazzi

«Ma vi sembra normale che a pochi chilometri di distanza, all’Abetone. giustamente, si possa sciare e qui no. Sono contento per “cugini” così abbiamo dei dati per fare un confronto da presentare in Regione in termini di incassi che avremmo avuto e danni invece subiti. Quando ho sentito che l’Emilia era “arancione” è stato un crollo psicologico. Ho visto in paese gente piangere. Solo noi, come Consorzio Cimone avevamo appena assunto sette operatori per prepararci alla riapertura. Da inizio stagione abbiamo già speso oltre 200mila euro per preparare le piste. E nei giorni scorsi appena siamo diventati “gialli” a Passo del Lupo c’era il pienone di gente con slittini, bob, ciaspole. Non vogliamo favori. Solo equità e decisioni. Che non arrivano se non come fossimo sulle montagne russe». Luciano Magnani non sa più cosa dire e a chi rivolgersi. E la sua non si può nemmeno chiamare rabbia. Meglio, delusione. Il 18 gennaio gli impianti sci dovevano riaprire ma, strada facendo, nei giorni scorsi ci si era resi conto che con un indice di positività dei contagi ancora superiore all’1% e che, anzi, in Emilia Romagna resta tra i più alti, ben difficilmente il cerchietto sul calendario che tutti gli operatori delle stazioni invernali si erano segnati per la possibile riapertura sarebbe stato quello giusto. Solo che tutti a Sestola, Fanano, Riolunato, Montecreto, Piane di Mocogno, Piandelagotti e Frassinoro si attendevano che con l’Epifania che “il rosso si portava via” il colore delle restrizioni sarebbe diventato giallo. Con tutto quello che ne segue: «Avremmo avuto turisti e appassionati emiliani e anche se un po’ penalizzata la stagione sarebbe partita. Invece, così, con l’Emilia arancione non apriremo. E non sarà certo per il 18o che le cose cambieranno. L’andamento della pandemia e della positività è sotto gli occhi di tutti e, solitamente, i provvedimenti valgono minimo due settimane - attacca Magnani - Quello che non accettiamo è che chi confina con noi possa aprire gli impianti perchè giustamente giallo, come l’Abetone. E che non ci sia chiarezza nelle decisioni. La Regione, che pure ci è sempre stata a fianco, basta ricordare il milione stanziato per sostenere i maestri sci emiliano-romagnoli senza lavoro, deve farsi sentire. E dare subito fondi per gli impiantisti. Solo il Cimone ha già speso 200 mila euro per mantere il fondo su piste... deserte. Gli alberghi avevano già prenotazioni per il prossimo weekend. Prenderemo ad esempio l’Abetone e le presenze che, in sicurezza, faranno come esempio per far capire cosa significa sul piano economico aver chiuso . Si fa presto a dire “tenete botta”, ma andatelo a dire a chi non ha lavoro, agli albergatori: le banche non fanno sconti...».


Un tunnel in cui non si torna a intravedere la luce.

«L’8 marzo quando ci fu il primo Dpcm e le stazioni vennero chiuse. Ma al Corno alle Scale e all’Abetone sciarono lo stesso e noi fummo fermati - conclude Magnani - Perdemmo oltre 150mila euro che oggi sarebbero utilissimi...».

Resta che gli indici di contagio non rallentano e in questa situazione è difficile anche per chi governa programmare e dare scadenze. Soprattutto a chi vede una stagione scivolare via sotto due metri di neve, come non accadeva da anni.

«È vero. Ma il Cimone ha oltre settanta addetti senza lavoro e altre 1500 persone che fanno parte dell’indotto. Allora se non si apre almeno si facciano arrivare i ristori». —