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Appennino modenese. Ancora la neve e la Ceramica Alta conta i danni per poter ripartire

In quota altri 15 centimetri. Termometro a -8 sul Cimone L’azienda di Fontanaluccia: «Al lavoro non prima di 3 mesi»

APPENNINO MODENESE Ancora neve ieri, ma con pochi disagi, sia in Appennino che nella parte pedemontana della provincia. Fiocchi bianchi sono caduti in pianura fino a Castelfranco, Maranello o Castelnuovo, ma senza attaccare a terra, al massimo imbiancando i tetti.

Passo delle Radici sommerso dalla neve

Secondo i dati della Provincia, nelle zone collinari e montane sono caduti nella mattinata una media di 15 centimetri di neve, senza particolari problemi di viabilità sulle principali strade purché muniti di catene o pneumatici invernali.

Le precipitazioni maggiori si sono viste ad alta quota come in zona Ospitale a Fanano o alle Piane di Mocogno, oltre che nel territorio di Frassinoro in cui resta chiuso il Passo delle Radici a fronte delle copiose nevicate e cadute di alberi avvenute sul versante lucchese, mentre sabato aveva riaperto il valico dell'Abetone. Gli spargisale hanno girato per le strade provinciali di pianura anche nella notte tra sabato e domenica, per prevenire la formazione di ghiaccio.

I vigili del fuoco non hanno comunque segnalato problematiche relative alla neve e ai disagi connessi, in una domenica in cui, nelle ore centrali del giorno, si sono registrate temperature attorno al grado centigrado in pianura e sottozero nelle alture, con punte di -7,9 gradi sul Monte Cimone e di -7,7 gradi al Passo della Croce Arcana. Le polizie locali hanno raccomandato di muoversi comunque solo se necessario, temendo che tanti curiosi potessero comunque spostarsi verso sud per vedere la neve in montagna.

I DANNI

Si continua però a fare i conti con i danni avvenuti nei giorni precedenti: a Frassinoro, per esempio, si sta cercando di capire come risolvere i danni patiti dalla Ceramica Alta di Fontanaluccia, dopo il crollo del tetto del fabbricato più vecchio dello stabilimento, . «Sabato alle 9 era passato di lì un responsabile di produzione – spiega Mauro Borghi, vicepresidente della cooperativa – non era ancora successo niente. È solo alle 10.30 che un dipendente, transitando di là, si è accorto di qualcosa e siamo andati a constatare come fosse crollato tutto. È venuto anche il vecchio proprietario: a suo dire, in passato quel tetto ha retto nevicate ben più forti. Ci è stato detto che la neve di questi giorni, ad alto tasso di umidità, ha un peso maggiore anche a volumi più contenuti. Infatti nessuno di noi si aspettava quanto poi è accaduto».

La struttura resta inagibile dopo l'intervento dei vigili del fuoco e dentro non si può entrare: «Avevamo montato un forno nuovo in un capannone più recente e lì non è successo niente – prosegue Borghi – in quello più vecchio avevamo in deposito una macchina per l'essicazione e una batteria di stampa a catena, quelle andranno o riparate o fatte arrivare di nuovo».

La Ceramica Alta era fallita quattro anni fa e la cooperativa nata dalle sue ceneri stava aspettando la metà di questo mese per l'acquisto del polo produttivo di Fontanaluccia, con un investimento sui due milioni e mezzo di euro che ha richiesto un duro lavoro di accesso alle linee creditizie, con annesso acquisto di nuovi macchinari.

«Siamo coperti da assicurazione, in parte recupereremo lì le risorse – conclude Borghi – ma quanto accaduto probabilmente ci farà ritardare di tre mesi la ripresa delle attività con il nuovo piano industriale che ci porterà a puntare sulle piastrelle di piccolo formato. Abbiamo 14 persone in cassa integrazione per ristrutturazione e puntiamo ad arrivare ai 30 dipendenti. Nonostante quanto accaduto noi crediamo ancora nel progetto che porta lavoro in montagna e dà un ulteriore incentivo contro lo spopolamento». —