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I ristoratori modenesi: «Venerdì apriremo i nostri locali.Basta essere considerati degli untori»

Saracinesca alzata per gli esercenti che aderiranno alla protesta. Alfieri: «A Modena saremo almeno un centinaio» 

MODENA«Ristoratori e baristi non sono untori. Basta essere considerati così. Ci hanno riempito di tante promesse che si sono puntualmente dimostrate parole al vento. Adesso noi non ci stiamo più e alziamo la saracinesca lo stesso».

Sassuolo, la Filetteria riapre: "Contagi a Natale? Con i ristoranti aperti non ci sarebbero stati"



“Io apro”. Questo il grido di battaglia con cui Antonio Alfieri, titolare della Filetteria di Sassuolo, guida la protesta organizzata a livello nazionale con cui venerdì i ristoratori, baristi e altri esercenti intendono aprire il proprio locale, nonostante le norme impongano la chiusura.

«Io e i colleghi Umberto Carriera di Pesaro e Momi Mohamed El Hawi di Firenze ci siamo stancati: qui non si è ancora visto un euro – prosegue Alfieri – In quattro giorni abbiamo deciso di riprendere a fare il nostro mestiere e lo abbiamo annunciato tramite un video diventato virale. Il telefono suona in continuazione: la protesta si sviluppa da Cremona, Piacenza, Parma, Reggio, Ferrara, Forlì, in Toscana, nelle Marche... A Modena siamo in 280 in contatto, ma prevedo che i partecipanti saranno oltre un centinaio. Nessuno nega la gravità del Covid, ma noi non ne siamo la causa».

I promotori non si sentono rappresentati a livello locale. «Le associazioni ci remano contro – continua il titolare della Filetteria – Sposano la linea morbida: dicono di andare in piazza, di parlare con il sindaco... Io ho già fatto tutto questo e non è cambiato nulla. In autunno ci hanno detto che dovevamo chiudere per salvare il Natale. A dicembre che sarebbero arrivati i ristori a metà gennaio. Ma non abbiamo visto né quelli né la cassa integrazione. E i contagi sono rimasti alti. Noi siamo un brillante e l’Italia ci vuole affossare».

Dello stesso avviso Biagio Passaro della catena di locali “Regina Margherita”, presente a Modena e Castelfranco. «Il Cts diceva che nei ristoranti e nei bar si potevano sviluppare dei focolai, ma noi adottiamo tutte le precauzioni – afferma Passaro – Dalle distanze, ai dispenser, alla prova temperatura. Dall’inizio della pandemia il nostro gruppo ha perso due milioni».

Massimiliano Medici della Vinoteca di Maranello aggiunge: «Siamo stanchi, ormai, di lavorare così, come ci impongono le norme del Governo. Non siamo aiutati. In più, i soldi promessi non sono ancora arrivati. Prima dovevamo chiudere a mezzanotte, poi alle 18. Ci volevano garantire il Natale, ma non lo hanno fatto».

Ha girato un video anche il titolare di “Regina Margherita” a Modena, Ermes Ferrari: «Da venerdì apriremo a oltranza a pranzo e a cena. Vi aspettiamo», annuncia.

Non parteciperà, invece alla protesta Gianni Di Lella, della pizzeria “La bufala” di Maranello: «Ragiono sulle conseguenze. È rischioso: ci si mette contro le forze dell’ordine e si può scatenare l’inferno. Già siamo in bolletta, se apriamo lo stesso, dopo due minuti ci troviamo davanti chi di dovere a farci chiudere: non otterremo nulla. E non voglio passare dalla parte del torto. Con ciò, non è che la chiusura mi abbia fatto bene. Anzi... Da me venivano clienti da fuori provincia, ci ho rimesso alla grande».

«Di questo passo ci sono interi settori che non reggeranno – attacca il segretario Licom Daniele Casolari – Decine di paesi che resteranno senza più un bar o un ristorante aperto». Il settore che comprende agriturismi, cibo da asporto, mense, catering, bar, pasticcerie, gelaterie e ristorazione ambulante, conta 3.635 imprese attive, il 5,6% delle 64.397 imprese totali in provincia, con circa 18mila addetti. «Capiamo, ma la risposta non passa dal non rispetto delle leggi – conclude Casolari – Serve, invece, una riflessione seria». —