Modena. Il ristoratore ribelle «Per questo venerdì ho 50 prenotazioni»

Hermes Ferrari: «Apro per non dover chiudere per sempre Il mio chef per lavorare adesso fa le consegne a domicilio»

MODENA «Io apro il mio ristorante il 15 gennaio e non chiudo più, perché se non riapro ora dovrò chiudere per sempre!». Sono queste le parole determinate e disperate di Hermes Ferrari, ristoratore modenese, titolare insieme alla moglie del ristorante e pizzeria Regina Margherita di via Giardini a Modena. Ha deciso di partecipare (con tutti i suoi 8 dipendenti) alla protesta #ioapro, lanciata dal pesarese Umberto Carriera a cui sembra che aderiranno più di 50 mila esercenti in tutta Italia.

Hermes Ferrari, Ristorante Regna Margherita: "Ho già 50 prenotazioni, il 15 gennaio io apro"



«La cosa che mi ha lasciato senza parole – racconta Ferrari - è che nel momento in cui si è saputo della mia adesione alla protesta tramite un video girato quasi per scherzo nel mio locale, che poi ho immediatamente postato sulle mie pagine social, ho iniziato a ricevere decine e decine di prenotazioni per il weekend. Per venerdì e sabato ho già superato i 50 tavoli prenotati. Sono commosso perché la gente che ha telefonato ha dichiarato di voler venire a mangiare non tanto perché è stufa di stare in casa, ma per uno spirito di solidarietà nei confronti di noi ristoratori. Tutti si stanno rendendo conto della situazione drammatica in cui questo Governo ci ha costretti».

Ferrari l’altro ieri, non appena ha saputo della protesta #ioapro ha chiamato tutti i suoi dipendenti nel locale di via Giardini e ha girato un video di appena 30 secondi. Il video, nell’arco di pochissime ore, è diventato virale sui social raggiungendo in due giorni oltre 300 mila visualizzazioni non solo in Italia, ma anche in America e in tutta Europa. «Mi stanno chiamando da tutte le regioni d'Italia e dall’estero - spiega Ferrari- chi mi telefona è sia gente comune che mi vuole dimostrare solidarietà, sia ristoratori e baristi che vogliono chiedermi come intendo portare avanti nel tempo la protesta. Addirittura ho ricevuto telefonate dagli Stati Uniti, dall’Inghilterra e dalla Francia, e oggi il mio socio è stato intervistato, presso l’altro nostro ristorante a Rubiera, per la trasmissione “La vita in diretta” su RauUno».

«Trovo questa attenzione mediatica giusta e importante. Si tenga in considerazione che i nostri dipendenti non hanno ancora visto un euro di cassa integrazione e questo è scandaloso e i famosi “ristori - contentini” arrivano con grande lentezza e sono insufficienti. Sono sincero, fare il servizio serale d’asporto non mi conviene, sono più le spese di apertura del locale che il guadagno, ma lo sto facendo perché in questo modo faccio lavorare a turno i miei dipendenti per non lasciarli completamente senza stipendio. Addirittura il nostro chef del pesce, che ovviamente è rimasto completamente disoccupato, pur di lavorare ha deciso di fare il fattorino portando a domicilio le pizze da asporto. Insomma i dati parlano molto chiaro, se non ci concederanno di riaprire immediatamente l’80 % dei ristoratori in Italia non riaprirà mai più».

Hermes Ferrari non sarà però l’unico a Modena e provincia che sfiderà il Dpcm nel fine settimana. Indiscrezioni dicono che il prossimo decreto sembra addirittura voler abolire totalmente l’asporto dopo le 18 e questo rende gli animi sempre più roventi. Così in queste ore, sono sempre più numerosi i ristoratori e i titolari di bar, palestre e tutte le attività al collasso che si dichiarano pronti ad aderire alla protesta. Sui social degli organizzatori non mancano però le raccomandazioni di farlo in totale sicurezza, rispettando l’obbligo di mascherine, distanziamento e gel igienizzanti perché, come hanno più volte ripetuto in questi giorni, «questa disobbedienza non vuole assolutamente essere di stampo negazionista. Solo siamo stanchi di essere considerati “untori” visti i dati epidemiologici e gli indici Rt che dimostrano che, nonostante le chiusure, non solo non sono migliorati, ma hanno subito un peggioramento».

Nei comunicati della protesta si cita una “piena tutela legale gratuita per tutti” coloro che aderiranno. Il tentativo dei commercianti è dimostrare che esercitare in modo corretto le proprie attività al pubblico, nel rispetto delle elementari misure di cautela, non rappresenta un pericolo di contagio. Ma quale sarà la reazione dei ristoratori al probabile intervento delle forze dell’ordine? «Bisognerà vedere in che termini e modalità interverranno – conclude Hermes Ferrari – se mi faranno il verbale lo contesterò appellandomi alla nostra Costituzione che si basa sul diritto al lavoro, cosa che da mesi ci è stato negato. Sono certo di una cosa però, se vorranno portarmi via e chiudere il locale lo dovranno fare con la forza perché io da qui non mi muovo e venerdì apro per non chiudere mai più». —