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Modena. Il ritratto/ Addio Aude Pacchioni la partigiana che creò il welfare “all’emiliana» 

Un’intensa vita pubblica, la politica attiva e vent’anni da presidente dell’Anpi È scomparsa a 94 anni, il funerale in forma civile domani dalle Camere Ardent

Carlo Gregori

È scomparsa a 94 anni Aude Pacchioni, figura di spicco della politica modenese, sindacalista, ex partigiana e negli ultimi vent’anni presidente dell’Anpi di Modena, consigliera e amministratrice comunale, ideatrice e realizzatrice di importanti progetti di welfare come i primi asili nido e case-albergo per anziani. Malata da tempo un blocco renale l’ha costretta a un ricovero al Policlinico. Le sue condizioni sono peggiorate fino al decesso. La notizia della morte si è sparsa rapidamente ieri suscitando un cordoglio profondo. Oggi dalle 11 si potrà dare un saluto alle Camere ardenti del Policlinico. Il funerale, in forma civile, si terrà domani: alle 14.15 nel piazzale delle Camere ardenti un saluto delle autorità, quindi il corteo partirà per il cimitero di Soliera. Lascia la nuora Chiara e il nipote.


La vita pubblica di Aude Pacchioni è stata così intensa che non si può racchiudere in una definizione. Sicuramente una parabola importante della sua vita è stata quella iniziata con la sua esperienza di giovane partigiana e terminata con i suoi vent’anni da presidente dell’Anpi, che ha lasciato due anni fa con una tale crescita di adesioni da fare della sezione modenese la seconda in Italia dopo Milano. Dotata di carattere forte, molti ricordano il suo volto da anziana alle manifestazioni con le autorità. Ma dietro la seria pensionata e l’abile oratrice, essenziale nei discorsi, c’era una donna che ha lottato anche in condizioni avverse per proporre idee a volte troppo avanti coi tempi.

Nata nel 1926 a Soliera in una famiglia di contadini, Aude Pacchioni ha studiato fino alla terza media ottenendo una licenza di avviamento professionale. Negli anni della guerra, dopo l’8 Settembre, decise di schierarsi come tanti solieresi dalla parte di chi non aderiva al Bando Graziani. Entrò nella Brigata Diavolo di Carpi e prese il nome di battaglia di Mimma. Il suo ruolo di partigiana nelle Sap (squadre di azione patriottiche) era di servizio come procurare falsi certificati alle famiglie che avevano i giovani in montagna; servivano a far credere che quei ragazzi fossero a combattere per la Rsi; in questo modo le famiglie venivano lasciate in pace dai tedeschi. Finita la guerra, si iscrisse al Pci, trovò una lavoro da impiegata e fino al 1953 condusse un’attività sindacale di sostegno alla Federterra aiutando nelle loro lotte sia le mondine della Bassa che i mezzadri e i contadini. Nel frattempo entrò nell’Udi dove divenne presto la portavoce e, dal 1954 al 1960, la presidente provinciale. La sua attività politica si concretizzò nel 1956 con la sua prima elezione in consiglio comunale a Modena. Sotto i sindaci Alfeo Corassori e Rubes Triva riuscì a trovare spazio e credito per le sue proposte avveniristiche pensate per tenere conto delle esigenze di tante madri occupate a lavorare negli anni prima e durante il boom economico e quindi costrette a stare lontane da casa e dai bambini. Insieme ad altri amministratori diede così via a un metodo di amministrazione oggi noto in tutto il mondo. Si componeva innanzitutto di una capacità di ascolto delle istanze dal basso oggi dimenticata e poi in un’elaborazione politica che dalla domanda sociale passava alla progettazione di una risposta e alla sua realizzazione, spesso così nuova che era creata senza modelli. Sicuramente la sua sensibilità e la sua conoscenza delle nuove necessità sociali arrivate con la modernizzazione non hanno trovato subito attenzione e risposte, ma la sua battaglia per gli asili nido, allora sconosciuti, e per le case-albergo per anziani ne hanno fatto un’antesignana del welfare italiano. Il fatto che abbia potuto elaborare per anni questi progetti, ha avuto un peso quando alla fine degli anni ‘60 ha trovato un ambiente pronto a realizzarli: il primo asilo nido di Modena inaugurato via Spontini, oggi dedicato a Triva, è stato anche opera sua. Da allora e grazie alle leggi del 1971 l’esperienza si è estesa prima a Reggio e poi, grazie all’educatore Loris Malaguzzi, all’Italia e all’Europa. Era nato il cosiddetto “modello emiliano” del welfare. Negli anni successivi si è anche interessata di trasporti pubblici ed è stata a capo degli istituti ospedalieri per concludere nel 1980 come assessore al bilancio e uscire dal Consiglio nel 1986. L’ultima fase della sua vita pubblica è durata dal 1996 al 2018 con la presidenza dell’Anpi Modena. Iniziò in un periodo difficile per l’associazione allora riservata ai soli partigiani e riuscì, anche grazie alla legge del 2006 che permetteva l’iscrizione di “amici” e giovani, a rivitalizzarla facendone la più grande associazione modenese con 4-5mila iscritti. Anche negli ultimi anni non ha mai rinunciato a ricordare i valori della democrazia e della pace e a puntare il dito contro il neofascismo che stava montando in varie forme, non sempre legate al fascismo storico.

Ricorda l’attuale presidente Anpi Modena Lucio Ferrari: «Di Aude colpiva l’autorevolezza che si era costruita negli anni con la sua rettitudine morale e civile. Era legata alla democrazia e alle istituzioni, credeva nelle lotte condotte in modo democratico. Sotto di lei l’Anpi Modena ha conosciuto una grande crescita di iscritti tanto che oggi siamo la seconda sezione dopo Milano. Certo, ha contato molto l’apertura ai nuovi iscritti non-partigiani dal 2006; una legge che ha impedito all’Anpi di morire. Ma era sua intenzione aprirsi al mondo esterno». Aveva un carattere carismatico formato dalle prove che la vita le aveva sottoposto. La sua è stata una presenza attiva anche nel Pci dove ha saputo dare una direzione democratica e creare partecipazione». Scrive Anpi Modena: «Quella di Aude è stata una vita intensa votata all’impegno civile, sociale, a quella politica “sana” che nulla aveva a che fare con il clientelismo e gli interessi personali. L’impegno antifascista è stato una costante nella sua vita: si è sempre battuta per quei principi da cui non si poteva venir meno. Fermo il suo “no” ai totalitarismi, intolleranze, razzismi». —

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