Modena L’avvocato: «Attenti, protestare è legittimo ma se si violano le leggi arrivano le sanzioni»

Andrea Alberghini, consulente legale per Confcommercio Modena sottolinea i rischi dell’apertura “selvaggia” sia per i titolari che i client

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A quali rischi va davvero incontro l’imprenditore che, non seguendo le indicazioni dei Dpcm, decide di aprire per protesta il ristorante o la palestra? E a cosa si espongono eventuali clienti rilevati all’interno? La questione è di scottante attualità, vista l’iniziativa di lunedì della palestra GimFive e la protesta dei ristoratori in programma dopodomani. Ne abbiamo parlato con l’avvocato Andrea Alberghini, che conosce molto da vicino il quadro normativo di riferimento quale consulente per Confcommercio Modena.


Avvocato, a cosa si va incontro se ci si “ribella” agli stop del Dpcm?

«Ci sono conseguenze amministrative ma anche penali, se si verificano certi presupposti. Però bisogna distinguere subito bene il piano delle responsabilità: essere titolari o clienti espone a profili ben diversi».

Partiamo dall’esercente: cosa rischia se tiene aperto?

Innanzitutto la sanzione amministrativa, che è praticamente una certezza, poi la sospensione dell’attività da parte della Prefettura dai 5 ai 30 giorni».

Da quanto la multa?

«La fascia prevista dal quadro normativo va dai 400 ai 3.000 euro. Una norma amministrativa di carattere generale, non legata all’emergenza Covid, prevedrebbe l’applicazione del doppio del minimo in un caso senza particolari aggravanti. Si tratterebbe dunque di una sanzione da 800 euro».

E cosa succede al cliente della palestra o al consumatore al tavolo?

«I clienti si espongono alle stesse sanzioni in cui possono incorrere se sorpresi per strada in un momento in cui non si può uscire o in violazione dell’obbligo di mascherina e di distanziamento: sono 400 euro. Però la sanzione in questo caso non è automatica, ma presuppone un’attenta valutazione del contesto. Se trovo cinque persone che si allenano insieme in palestra, va da sé che la contestazione d’illecito è inevitabile. Ma se trovo persone che fanno attività correttamente distanziate e che quando si spostano si mettono correttamente la mascherina, credo proprio che un’eventuale sanzione possa essere contestata. Ancor di più se all’interno dell’ambiente c’è una persona sola. Stessa cosa nell’ambito di un ristorante».

E se i clienti non escono? Possono essere obbligati a farlo a forza?

«Qui si entra in un ambito particolarmente delicato, che apre anche agli scenari più gravi. L’autorità di pubblica sicurezza, polizia o carabinieri, invita i clienti a uscire perché deve provvedere alla chiusura del locale, nel rispetto delle disposizioni normative. Se ci si rifiuta di farlo, si impedisce il compimento di un atto d’ufficio, perché il locale può essere chiuso soltanto una volta che è vuoto. E quindi, anche senza particolari proteste, anche senza contatto, potremmo trovarci di fronte a una contestazione di resistenza a pubblico ufficiale. Che, com’è noto, è ambito penale. Devo dire però che nella storicità dell’ultimo anno non ricordo che si sia mai arrivati a tanto, sia in città che in provincia. È anche vero però che il contesto sta cambiando».

Quindi è solo il cliente a rischiare il penale?

«No, tutti i Dpcm nell’indicare la sanzione amministrativa per i titolari di attività contengono sempre anche la salvaguardia “salvo che il fatto non costituisca reato”. Il che lascia aperte conseguenze penali anche su questo fronte. L’aspetto più delicato è quello relativo al lavoro e alla tutela dei dipendenti: se se ne trovano al momento del sopralluogo, ci possono essere implicazioni gravi in particolare per il mancato rispetto dei protocolli di sicurezza, in questo caso in particolare dell’anti-Covid».

Lei quindi è contro le proteste?

«Protestare è legittimo in una democrazia, ci mancherebbe altro, ma bisogna stare attenti alla forma in cui si decide di farlo. Se si evadono delle normative, le sanzioni poi arrivano. Sicuramente un ristorante aperto attira l’intervento dell’autorità pubblica»

E chi invita alla protesta? Rischia per istigazione a delinquere?

«No, io non ne vedo i presupposti. Si profila l’istigazione a delinquere quando c’è l’invito a compiere un reato, ma l’apertura di un’attività in violazione alle disposizioni del Dpcm, senza il riscontro di aggravanti, comporta solamente una sanzione amministrativa». —

Daniele Montanari

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