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Modena, «Noi freerider sul Cimone abbracciando Alpi e Tirreno»

Marco Sampaoli, Emanuele Iannarilli e Elena Muzzarelli protagonisti di due salite in giornatat a -10° e con 2 metri di neve

Quando l’auto di Marco si ferma è ancora buio. Il termometro è a -8 e in mezzo al bosco del lago della Ninfa c’è un capriolo in cerca di cibo. Le luci dell’auto di Emanuele che arriva illuminano l’ultimo buio della notte prima dell’alba. Sono pronti.

C’è un Appennino sommerso dalla neve, come non accadeva da anni, che li circonda e nel gelo dell’alba che si sveglia, in una giornata finalmente limpida dopo tante fioccate, lo sguardo è rivolto a lui: il Cimone. Il nostro Duemila spartiacque tra Emilia e Toscana. Spartiacque della grande pianura con lo sguardo che oggi arriva al mare. Perché da lassù, dall’Osservatorio dell’Aeronautica Militare che disegna le rotte aeree di mezza Europa, il Tirreno si vede e lo spettacolo del giorno scelto dalla coppia di amici va oltre. Fino alla corona delle Alpi sopra il Garda e il Trentino.

«Sveglia alle cinque e mezza a Modena dove vivo poi in auto fino alla Ninfa. Dovè arrivato anche Emanuele. E da lì siamo saliti “galleggiando” sopra due metri e passa di neve», racconta Marco Sampaoli, 44 anni, professionista della comunicazione ma ancor prima freerider, e ex atleta di Coppa del Mondo di snowboard e in particolare boardcross. Con lui, come ai tempi delle gare di Coppa , Emanuele Iannarilli, coetaneo e amico di tante avventure.


Ha un palmares invidiabile Sampaoli in fatto di salite in cima con gli sci o come in questo caso con lo “splitboard”. Ma al Marco freerider piace andare oltre. Avere orizzonti lontani. «Una delle esperienze più belle è stata sulle Ande. Nel 2011. Elicottero poi con lo snowboard giù dalle cime di valle Nevado, a quota 4.500/5.000 metri, sopra Santiago del Cile. Pazzesco. Lo consiglio».

Ma sul Cimone, che vede tutte le mattine dalla finestra di Modena, non c’è mai stato con quasi tre metri di neve e una giornata da cartolina. E allora saliamo.

«Faceva un freddo “becco” - racconta Marco che la salita l’ha messo a segno venerdì scorso quando eravamo ancora “gialli” e gli spostamenti ammessi - Prima il controllo di tutte le attrezzature del kit per l’emergenza. Della natura bisogna sempre avere il massimo rispetto. Il bollettino valanghe, ad esempio, diceva che il livello rischio si era abbassato e quella era la giornata ideale. Kit con Arva, pala, gps per le ricerche. Eravamo pronti. Ben bardati perché su ci attendeva un -10°...».

La marcia li porta prima all’arrivo in quota della funivia di Pian Cavallaro poi, col fiatone, arriva la parte più difficile. Con la pendenza massima. «Gli splitboard sono sci da snow che puoi dividere longitudinalmente e si trasformano in sci da alpinismo. Ideali. Poi quando sei in vetta, li riagganci e tornano tavole da snow. Più salivi più il paesaggio era incredibile.

La luce accecante e sotto un mare di nuvole che copriva la grande pianura. Ma dall’altra parte, verso il Tirreno, era ancora più impressionante. Con il mare sullo sfondo... Quando arrivi lassù, sei stanco ma anche se avessi voce è bello stare in silenzio. Contemplare quello che ti circonda. Un paradiso. Osservatorio dell’Aeronautica, capella, antenne sono cristalli tanto sono coperti da neve e ghiaccio».

I due, che poco dopo metà salita prendono in gruppo Lorenzo Prampolini (titolare dell’azienda tessile Jail Jam) , raggiunta la vetta, col termometro a -10° ridiscendono con lo snow sulla neve fresca e raggiungono il Cimoncino. E lì ad attenderli c’è Elena Muzzarelli di Fanano, altra freerider. E con lei inizia la seconda risalita del Cimone ma dal crinale Sud. Fantastico tour de force. «Tosta l’Elena, come tutti quelli che vivono la montagna sul serio e la amano».

Prossimo obiettivo: Croce Arcana». Chi ha il fisico si unisca. —