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Modena, sul web inneggiano ai ristoratori in rivolta, indagati

In caserma l’amministratrice del gruppo Facebook “Sei di Carpi se....” Accertamenti giudiziari anche sull’attività social del titolare di un locale 

CARPI. Un post su Facebook scatena il putiferio e due denunce ai sensi dell’articolo 415 del codice penale (istigazione alla disobbedienza alle leggo dello Stato).

Queste alcune delle conseguenze di carattere giudiziario e investigativo dopo l’ondata di protesta che si è diffusa in tutta Italia al grido di “Io apro”.


Ristoratori, baristi e altri titolari di attività si sono coalizzati anche a Modena e hanno deciso di rialzare la saracinesca venerdì, annunciandolo anche tramite video e post su Facebook divenuti virali.

A Carpi, portavoce della protesta si era autoproclamato Alberto Verri, conosciuto in città perché referente di una palestra. Verri aveva pubblicato un post, poi rimosso, sul suo profilo social. Lo stesso post è stato rilanciato da Angela Righi, amministratrice del gruppo Facebook “Sei di Carpi se…”, che conta oltre 22mila iscritti e c he in breve tempo ha raccolto centinaia di commenti.

Ai carabinieri della Compagnia di Carpi non è sfuggito il clamore provocato dal post pubblicato sul gruppo: più utenti hanno prodotto screenshot che sono circolati in più chat. E nella giornata di lunedì, poche ore dopo la pubblicazione del post, come scritto sullo stesso gruppo Facebook, è stata consegnata a mano, al Comando dei carabinieri, una denuncia a carico di Angela Righi. O meglio, un avviso di inizio indagini da parte dell’Arma. Lo stesso per Alberto Verri, convocato a sua volta in Comando, il quale, interpellato telefonicamente dalla Gazzetta, al momento non intende rilasciare dichiarazioni al riguardo.

Il post è stato rimosso anche dal gruppo “Sei di Carpi se…”, ma Righi ha inteso rendere pubblica la notizia della denuncia.

«Ieri (lunedì, ndr) ho condiviso, come avviene ogni giorno con decine di post, la notizia dell’iniziativa di apertura bar/ristoranti il 15, diffusa a carattere nazionale da tutti gli organi di stampa e i social – scrive Angela Righi nella su “Sei di Carpi se…” - Per aver pubblicato il post sono stata denunciata e ora sono indagata (avrò bisogno di un avvocato penalista) per il reato articolo 415 del codice penale, per il quale rischio una pena da sei mesi a 5 anni. Dato che la notizia dell’iniziativa è ampiamente pubblicata su tutte le testate e sui social senza conseguenze, è evidente che tramite la mia persona, si voglia colpire il gruppo. È ormai da tempo che si cerca di arginare il nostro gruppo che riporta, sovente, le libere critiche dei cittadini ai provvedimenti che riguardano la nostra amata città con lo scopo di tentare di migliorare la quotidiana vivibilità e i servizi per i cittadini stessi. Vi terrò aggiornati sui relativi sviluppi se ne avrò la possibilità. Comunque vada un grazie di cuore a tutti. Angela».

Per solidarietà con Angela Righi e per stigmatizzare, come riferito dagli amministratori, altri episodi come le limitazioni introdotte al profilo Twitter del quotidiano Libero, un altro gruppo Facebook, “Carpi differente”, ha postato sul proprio profilo un nastro nero.

Nel frattempo, dopo il titolare della “Stazione del gusto”, Tiziano Vignaroli, altri esercenti prendono le distanze dalla protesta di venerdì. «Già dallo scorso fino settimana quando ha iniziato a girare questo tam tam di “Io apro”, io e altri ci siamo fatti da parte – dice Marco Di Nardo, titolare di “Nonno Pep” a Carpi - Non sono a favore dell’operato di questo Governo, ma da qui a non rispettare le leggi e mettere a repentaglio la salute dei clienti ne passa un bel po’. Io ero per un lockdown pesante tra fine ottobre e inizio novembre piuttosto che tutti questi tira e molla. Ma non infrango le regole. Manca un confronto tra le parti, tra i nostri rappresentanti e il Governo, ma ribadisco, da qui a forzare la democrazia ce ne passa». —