Carpi. Goldoni, uno spiraglio dalla Cina

la maggioranza di Lovol al colosso Weichai La holding rileva il 60%. Rinnovata la cassa integrazione per altri tre mesi Oggi tavolo al Mise sulla trattativa con la belga Keestrack e le intenzioni dei cinesi

Serena Arbizzi

Se fino a poche settimane fa sembrava la strada della vendita alla belga Keestrack la luce in fondo al tunnel, ora potrebbe dipanarsi uno scenario che offrirebbe più di una soluzione alla complicatissima vertenza degli oltre 200 lavoratori della Goldoni, in presidio ormai da oltre quattro mesi.


Da quasi una settimana, infatti, è stato ufficializzato il cambio d’assetto societario nella cinese Lovol, che controlla Goldoni e Arbos, quest’ultima adiacente allo storico stabilimento della ditta di macchine agricole. Ha fatto il suo ingresso il cinese Weichai Group e, secondo indiscrezioni, il presidente Tan Xuguang - soprannominato “Da Dan negli ambienti cinesi, espressione con cui si indica chi ha pelo sullo stomaco - avrebbe dato l’incarico a un manager del gruppo di seguire le trattative in corso al Ministero dello Sviluppo Economico, la cui prossima tappa è prevista oggi alle 15.

Regna ancora estrema cautela, ma si sta lavorando in tutti i modi per evitare il fallimento e la conseguente cessazione dell’azienda.

Weichai è lo stesso gruppo che nel 2012 ha comprato a Forlì il gruppo Ferretti, specializzato in yacht di lusso: lo ha rilanciato dall’orlo del baratro verso 14 mercati esteri, soprattutto nell’area di Asia e Pacifico, oltre a quello cinese.

Alla scadenza per il deposito delle offerte, un’azienda belga ha manifestato chiaramente le proprie intenzioni, depositando i necessari 500mila euro per vincolare l’offerta. Keestrack, che costruisce macchine stradali e non trattori, è interessata alla Goldoni.

Oltre all’appuntamento di oggi al Mise, un’altra data molto attesa è quella dell’assemblea dei creditori, prevista la prossima settimana. In quell’occasione sarà chiaro, infatti, se due dei punti cardine della trattativa saranno stati raggiunti. Si tratta dello smobilizzo dei crediti e della liberazione del marchio. Due fra i diversi punti su cui Cgil e Cisl, oltre alla Regione, continuano a battersi strenuamente per portare a casa il risultato.

Nel frattempo, ieri pomeriggio, i sindacati hanno portato a casa un altro risultato: la conferma del rinnovo per 12 settimane della cassa integrazione.

«È stato confermato il rinnovo della cassa integrazione Covid – spiega il sindacalista di Cgil Fiom Angelo Dalle Ave – a partire dal 4 gennaio. Secondo i nostri calcoli, dunque, la copertura degli ammortizzatori sociali dovrebbe essere garantita fino alla fine di marzo».

Cautela, poi, come detto, sull’incontro di oggi pomeriggio, inizialmente previsto per le 11, poi spostato alle 15. Dal tavolo al Mise ci si attende risposte strategiche per azienda e addetti.

I lavoratori proseguono poi imperterriti con il presidio davanti allo stabilimento della Goldoni, ormai da oltre quattro mesi, al grido di “la Goldoni va salvata. Punto”, lo slogan che campeggia sulla sciarpa biancorossa divenuta il simbolo della protesta. —

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