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Modena, Poste, il caos e le lunghe code continuano, «Ma quale Covid: mancano dipendenti»

Uffici postali di periferia e provincia a singhiozzo, file anche in città in giorni tranquilli. La Cisl: «Razionalizzazione sbagliata»

MODENA. File di decine di metri e attese interminabili, anche di un’ora. Perché ci sono meno operatori per il disbrigo delle pratiche. E perché le aperture, nelle realtà più piccole, sono concentrate solo in alcuni giorni della settimana. Hanno dovuto fare i conti con questa dinamica tanti utenti che hanno avuto bisogno di recarsi in queste settimane, ma anche mesi, negli uffici postali. Ma la causa sono solo le disposizioni anti-contagio? La Cisl non ne è affatto convinta: «Poste Italiane tiene chiusi gli uffici non a causa del Covid, ma perché non ha personale a sufficienza».

A dirlo è Francesco Balzano, segretario generale della Slp Cisl Emilia Centrale, evidenziando come la funzione “mercato privati” di Poste Italiane soffra di una consistente carenza di personale. «A nostro parere l’attuale razionalizzazione degli uffici postali di Modena e provincia, con aperture di tre giorni la settimana su sei o solo il mattino (anziché mattino e pomeriggio), non è motivata dal timore di diffondere il contagio Covid e dall’esigenza di contenerlo, bensì dalla scarsa quantità di personale presente negli uffici postali del territorio - spiega - e questa condizione genera conseguenze negative innanzitutto per il personale applicato negli uffici. Infatti il basso numero di uffici aperti ottiene l’effetto opposto di concentrare la clientela, con assembramenti che possono favorire la diffusione del contagio. Per non parlare delle lunghe attese dei cittadini, i cui disagi hanno già suscitato le sacrosante proteste ufficiali di molti sindaci modenesi». «Abbiamo ricevuto anche noi diverse segnalazioni da utenti e associati - rilancia William Ballotta - segretario generale della Cisl Emilia Centrale - è particolarmente pesante per i pensionati e le persone più fragili restare a lungo in coda, tanto più se all'aperto in periodo invernale. Per questo, ferme restando le necessarie misure di distanziamento e sicurezza, chiediamo che venga ripristinata l'operatività di tutti gli uffici attraverso il potenziamento degli organici». Da parte loro le Poste fanno sapere di non rispondere a mezzo stampa ai sindacati ma nei tavoli preposti, nell’ambito delle relazioni industriali.


Che il problema sia manifesta lo conferma anche il sopralluogo non in uno sperduto paesino dell’Appennino, ma nel più importante ufficio della provincia, la sede centrale di via Modonella in città. Nonostante qui l’apertura sia continua e il personale di gran lunga maggiore di ogni altra sede, anche nella giornata di ieri, non segnata da particolari scadenze, è stata fila continua dal mattino alla sera, arrivata fino alla via Emilia.

«Io abito a pochi metri da qui - spiega Antonietta La Penna, pensionata 68enne mentre anche lei fa la fila - e devo dire che dalla finestra ho visto file di continuo. Nei giorni prima di Natale arrivate anche a 40 minuti di attesa. Non so quale sia il problema, ma il disagio c’è». «A me è capitato pochi giorni fa di aver aspettato anche un’ora - racconta Lina Hinkh, 44enne ucraina - mi è successo due volte e di sera: una situazione non bella». —

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