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«Addio Argentina» Dulce a Maranello per diventare designer di super car

Ha 19 anni e studia all’Istituto Ferrari. Si è trasferita con i genitori che hanno venduto tutto a Cordoba per sostenere il sogno della figlia 

LA STORIA

Enrico Ballotti


MARANELLO. Date a un bambino un foglio di carta, dei colori e chiedetegli di disegnare un’automobile. Sicuramente la farà rossa». Questa è una delle più celebri frasi “firmate” da Enzo Ferrari. Parole che ci vengono in soccorso per raccontare la storia, e che storia, di Dulce Galeote. Lei che studia all’Istituto Ferrari di Maranello, che ha 19 anni, che sogna di creare un marchio tutto suo. Un marchio di automobili. «Come la Pagani – interviene Dulce – Horacio è uno dei miei idoli sin da quando ero bambina e non giocavo con le bambole. Argentino come me, appassionato di motori. Un giorno ho avuto modo di incontrarlo, mi sono paralizzata. Ho solo detto: “Ciao, arrivo dall’Argentina”. Punto. (ride, ndr)». Una ragazza nei motori («a scuola siamo in 13 su 700 studenti»), una ragazza partita per inseguire un sogno.

«Fare la designer nel mondo dell’automotive. A 13 anni ho capito che per intraprendere questa carriera dovevo venire a Maranello. Che è la terra dei motori e la terra dei miei sogni. Disegnavo auto in continuazione, come diceva Enzo Ferrari. Le coloravo proprio di rosso, ma anche di giallo. Sono andata dai miei genitori e ho fatto loro una semplice richiesta: voglio andare vivere dove c’è la fabbrica della Ferrari». Mamma Analia Isabel e papà Jorge Fabian potevano sottovalutare la preghiera della figlia. Potevano interpretarla come un semplice capriccio. Ed invece hanno deciso di partire, di lasciare tutto e partire. Da Cordoba nel dipartimento Capital, dove la famiglia Galeote viveva, a Maranello ci sono oltre 11mila chilometri.

«Papà – continua Dulce – aveva una concessionaria. Comprava e vendeva auto, la mia passione è nata proprio lì. Ha ceduto l’attività, lo stesso ha fatto con la casa. Siamo partiti e ci siamo trasferiti in Italia. Prima a Roma, poi finalmente a Maranello. Per un periodo abbiamo alloggiato nell’hotel di fronte alla Ferrari. Un sogno». Tuttavia gli inizi non sono stati semplici: «I miei genitori non avevano lavoro, non sapere l’italiano era una difficoltà in più. Ci siamo arrangiati, avevamo lasciato i bagagli da amici a Roma perché non sapevamo cosa ci attendeva qui nel Modenese. La prima settimana a Maranello l’abbiamo passata usando sempre gli stessi vestiti. Poi papà si è inventato fattorino e uomo delle pulizie proprio per la Ferrari. Anche mia madre ha trovato un impiego nel campo delle pulizie. Fatto sta che sono riusciti ad accendere un mutuo e a comprare casa».

Come da copione, Dulce ha iniziato a studiare alle Ferrari: «Esattamente. Terminate le Medie mi sono iscritta al corso “Trasporti e logistica, articolazione costruzione del mezzo”. La mia strada in un luogo magico come Maranello. Da subito ci siamo sentiti parte di una comunità, quella maranellese. Non mi sono ancora abituata a vedere tutte quelle Ferrari lungo le vie del paese. Qui la gente quasi non ci fa caso. Dico sempre che ho trovato il mio posto nel mondo. Maranello è il mio posto nel mondo».

Una rampa di lancio, aggiungiamo noi, per raggiungere una serie di sogni non di poco conto: «Per esempio mi piacerebbe lavorare alla Ferrari o magari alla Pagani. Ma volete che vi dica cosa sarebbe il massimo? Dare vita ad un marchio, produrre le mie automobili stradali. Le mie sportive. Come chiamerei l’azienda? Forse Galeote…».

E in effetti il cognome della ragazza ha il suono perfetto, un suono che si sposa bene col marchio di una supercar del futuro. A proposito, Dulce racconta: «Punto all’Istituto d'arte applicata e design di Torino. L’obiettivo è quello di ottenere una borsa di studio perché al momento i miei genitori non hanno lavoro. Così facendo, però, dovrò salutare Maranello per un certo periodo. Ecco, tra i miei sogni c’è anche quello di non lasciare più la “mia” Maranello». —

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