Contagi oltre quota 400 e 10 morti in provincia Modena è ancora la peggiore in regione

Nuovi casi in aumento, mentre la situazione negli ospedali è stabile Superati i 16mila vaccini: il 2% dei convocati non si presenta 

Modena ancora maglia nera dei contagi in Emilia Romagna: con 421 nuovi casi registrati ieri, la nostra provincia è di nuovo la prima in regione, tanto che il 23% dei tamponi positivi riguardano il modenese. In particolare, 408 nuovi pazienti (il 97%) sono in isolamento domiciliare, mentre 13 sono stati ricoverati, di cui 3 in terapia intensiva. Ma il dato più problematico è come sempre quello dei decessi, che ieri sono stati 10: si tratta di un 90enne di Vignola, un 91enne di Cavezzo, un 84enne di San Cesario, un 62enne di Castelfranco, un 78enne e un 95enne di Modena, una 90enne, una 70enne e una 88enne del capoluogo e una 82enne di Castelfranco.

Per quanto riguarda i due ospedali cittadini, ad oggi il numero dei ricoveri Covid è di 184 pazienti in degenza ordinaria (133 sono assistiti al Policlinico e 51 a Baggiovara) e di 59 pazienti tra terapia intensiva e semintensiva (rispettivamente 30 pazienti al Policlinico e 29 a Baggiovara). «Possiamo dare per assodato che la stagione invernale favorisce la diffusione dei virus, compreso il Covid - spiega il professor Enrico Clini, direttore Malattie dell’apparato respiratorio - abbiamo a disposizione alcuni dati sperimentali di laboratorio che mostrano come le temperature calde e umide rallentino la diffusione del virus, anche se al momento mancano dati sostanziali a dimostrare queste rilevazioni. D’altra parte, abbiamo visto che il virus si è diffuso, nei diversi emisferi, anche nelle stagioni calde, sebbene in misura minore. Di conseguenza, allo stato attuale, in attesa che la vaccinazione dia i risultati sperati, occorre limitarne la diffusione soprattutto con il distanziamento, i presidi di protezione e l’igiene delle mani». Sull’impatto dell’inquinamento sulla trasmissione del Covid, il professor Clini fa notare che «al momento abbiamo ancora alcune indagini epidemiologiche, ancora risalenti alla prima ondata, che suggerivano una certa relazione tra aree più industrializzare e la diffusione del virus, evidenza che però non ho riscontrato nella mia esperienza».


Nel frattempo, continua a passo spedito la campagna vaccinale, con 16.729 dosi somministrate complessivamente. Un’attività che non si ferma nemmeno di fronte a quel 2-2.5% di persone che non si presentano alla somministrazione. Un dato, quello legato alle assenze, che l’Ausl definisce “fisiologico”: «La mancata presentazione di una percentuale così limitata - spiega l’azienda - non ha particolare impatto sulla tenuta organizzativa del punto vaccinale, in quanto si riesce comunque a mantenere la capacità in linea con il volume complessivo di vaccinazioni previste in ciascuna giornata».

I motivi della mancata presenza possono essere di diversa natura, dalle «situazioni sopraggiunte di indisposizione o malattia (non solo Covid, ma qualsiasi condizione per cui la persona non sia in buona salute al momento della vaccinazione), isolamento in quanto contatto stretto di caso positivo - fa sapere ancora l’azienda - impossibilità a presentarsi per cause di forza maggiore. Possono esservi anche persone che hanno avvisato ma la cui disdetta, per i tempi ristretti in cui è avvenuta, non è stata inserita nel sistema». Proprio per questo, l’azienda ha istituito un form e un gruppo di lavoro che gestisce tutte le problematiche relative alla vaccinazione. In alcuni casi, inoltre, ci si presenta non viene ritenuto idoneo alla vaccinazione per ragioni cliniche, e di conseguenza la vaccinazione viene rimandata o annullata. —