Formigine. L’Avap piange Serafini «Volontario da trent’anni»

Se n’è andato un riferimento dell’associazionismo «È stato un maestro di vita Ci diceva sempre di sostenere i pazienti che trasportavamo»

FORMIGINE. Avrebbe tra non molto ricevuto un premio per i suoi trent’anni di servizio all’Avap di Formigine. Ma si è spento mercoledì nella sua abitazione e così i volontari dell’associazione non hanno fatto in tempo a ringraziare Giovanni Serafini per l’impegno e la dedizione. Hanno solo potuto dargli l’ultimo saluto ieri mattina, durante i funerali che si sono svolti al centro parrocchiale San Francesco.

«È stata la vecchiaia a portarlo via – spiega Mirko Balestrazzi, tesoriere e volontario da 25 anni – era un uomo abbastanza in forma per la sua età, senza particolari patologie. Se ne va un pilastro della nostra associazione».


Serafini, finché gli è stato possibile ha continuato a impegnarsi da volontario: «C’è sempre stato – aggiunge Balestrazzi – aiutava come poteva, dandosi da fare in ogni modo».

Quando era più giovane si occupava, tra le altre cose, anche dei servizi di emergenza-urgenza: «E faceva anche il sociale. Quando, vista l’età, non poteva più guidare faceva comunque da accompagnatore con un altro collega. In sede era sempre disponibile per qualsiasi cosa di cui ci fosse bisogno».

E ci sapeva fare con tutti, in primis coi pazienti, con cui parlava tanto: «Diceva che bisognava tenergli compagnia – ricorda Mirko – quindi gli attaccava bottone e riusciva sempre a rasserenarli».

Quel suo modo di fare simpatico e quel sorriso, lo avevano fatto amare da tutti, specie dai volontari che, Giovanni, aveva la grande capacità di riuscire a coinvolgere: «Quando sono entrato in associazione – racconta il tesoriere – io avevo sedici anni e lui era già in Avap da cinque anni. Mi spiegava le cose, mi dava lezioni di vita. Diciamo che era un maestro, ma non un “professore”, dava solo il proprio punto di vista. Che era giusto. Era una brava persona».

E poi, soprattutto, Serafini, era in grado di portare conforto nei momenti più duri: «Lavorando in mezzo al dolore capitano le giornate in cui ti senti crollare il mondo addosso e non ti senti le forze. Lui però riusciva a risollevarti e ti dava la voglia di tornare a fare i turni». —

S.P.

© RIPRODUZIONE RISERVATA