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Modena, GimFive, la palestra  ribelle «Noi restiamo aperti a oltranza»

I carabinieri nelle cinque sedi della catena «Le multe alla società saranno impugnate» 

MODENA Piscine e palestre restano chiuse fino al 5 marzo. È quanto previsto dal Dpcm firmato ieri da premier Giuseppe Conte. «Sono sospese le attività di palestre, piscine, centri natatori, centri benessere, centri termali. L’attività sportiva di base e l’attività motoria in genere svolte all'aperto sono consentite nel rispetto delle norme di distanziamento sociale e senza alcun assembramento». Il 5 marzo dunque, questa è la nuova data di riferimento per i gestori. Una mazzata, l’ennesima, per le attività di città e provincia. Praticamente tutte, tra l’altro, sono rimaste chiuse anche nella giornata di ieri. Molti titolari, la totalità, hanno deciso di non aderire al movimento “Ioapro”. Lo hanno fatto pur comprendendo, in quanto protagonisti, il momento complicato.

Discorso diverso per la catena GimFive che ha diversi punti: due a Modena, poi Fiorano, Carpi e Vignola: «In tutte le nostre palestre sono arrivati i carabinieri - dice Federico Milieni - i militari hanno multato la società, multe che contestiamo. Nessun provvedimento verso i clienti presenti che sono stati identificati. Domani (oggi, ndr) apriremo ancora, lo faremo ad oltranza».


In diversi, come detto, hanno invece deciso di tenere chiuso. «Volete sapere quanto spendo al mese per tenere chiuso? 8mila euro. 8mila euro per non aprire le porte». Sono le parole di Giorgio Bellodi che, assieme ai soci, gestisce lo Spazio Fitness di Mirandola: «Non farci lavorare è un errore enorme. Per quanto mi riguarda ho spazi importanti. I miei impianti sono all’avanguardia, controllati e ricontrollati dall’Ausl. Penso al ricircolo dell’aria per esempio. Abbiamo fatto investimenti negli anni, ma perché adesso non contano più?». Il tema dei ristori è sicuramente uno degli argomenti principali: «Non possono bastare. Sono arrivato a fatturare 323mila euro in passato, mi sono arrivati 15mila euro. Necessario riaprire, anche in modalità ridotta. Giusto per pareggiare le spese, per far lavorare i miei dipendenti che sono a casa e che sono in difficoltà. E in più c’è tutto il tema della salute che coinvolge i cittadini. Gli stessi che chiedono la possibilità di fare attività dopo mesi di stop».

Si cambia completamente area delle provincia, ma l’allarme è sempre acceso. Così Andrea Giusti di New Your Club a Formigine: «Non siamo considerati come aziende, questo è il problema principale. Si guardi al fatturato e si proceda con aiuti concreti. Nel 2020 abbiamo lavorato pochissimo e ora le prospettive non sono cambiate. I ristori saranno stati circa un 3% del fatturato. Le spese restano, bisogna pagare. E temo anche per la ripartenza, non credo che sarà così lanciata. Anzi. La situazione è davvero gravissima». —

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