Sassuolo, verbali e controlli ma i ristoratori accolgono i clienti

Sopralluoghi delle forze dell’ordine nei locali aperti  Alfieri, Filetteria: «Resistiamo, è la nostra unica scelta»

SASSUOLO Il primo menù, a base di pesce, è stato ordinato alle 19.25. Il locale era pieno e nemmeno la paura della sanzione ha frenato i clienti, 25 all’interno, meno della metà della capienza, che in questi giorni hanno telefonato anche a posti esauriti per prenotare un pasto a tavola.



Antonio Alfieri della Filetteria a Sassuolo ha mantenuto la promessa, fatta insieme ai colleghi ristoratori Momi di Firenze e Carriera di Pesaro: ieri sera ha aperto il locale di via Monzambano, uno dei tre di cui è titolare, che danno lavoro a 19 dipendenti. «Mi hanno staccato la luce perché non posso permettermi di pagare le bollette – spiega Alfieri – ma sono riuscito ad aprire lo stesso, collegandomi a un grande generatore che ha garantito l’alimentazione». Trascorsa un’ora dall’inizio della cena, sono arrivati i carabinieri e la Polizia locale, con i quali il ristoratore ha instaurato un dialogo pacifico. Al titolare è stato consegnato un verbale con cui si intima di chiudere e di fare uscire i clienti ed è stato identificato insieme alla moglie. Non sono stati, però, richiesti documenti agli avventori. Né, per il momento, è stata inflitta una sanzione al locale. E superano la ventina i verbali delle forze dell’ordine a bar, ristoranti e palestre modenesi, durante la giornata di ieri, ai quali si aggiungono quelli effettuati in serata, in occasione dei controlli effettuati in più locali.



Tra i commensali che hanno cenato ai tavoli della Filetteria, Gianluigi Paragone, senatore Italexit, il quale ha ripreso in diretta buona parte della serata, con il quartier generale del suo partito. «Il dispiegamento delle forze dell’ordine faceva credere di essere in una puntata di Narcos», chiosa l’onorevole, mentre esprime solidarietà ad Alfieri che, una volta usciti i militari e gli agenti si lascia andare a un momento di commozione insieme alla moglie. «Non abbiamo altra alternativa che provare a reagire – dice – Speriamo che la nostra protesta faccia capire quanto siamo disperati e che siamo stati ingiustamente penalizzati rispetto ad altre categorie. Io non faccio niente di sbagliato e se lo Stato mi punisce è perché ho fatto il mio lavoro. Mi ha scritto anche una dirigente di Reggio per invitarmi a parlare a scuola».

Intorno alle 20 fa il suo ingresso al ristorante anche Federico Milieni, responsabile della rete di palestre GimFive, il quale ha deciso di aprire a sua volta.

Al centro del locale, attende il menù appena ordinato anche Ugo Boghetta, del coordinamento nazionale di Italexit: «Antonio ha il coraggio di andare contro il decreto del Governo che non serve a nulla. Quest’attività non sparge il virus. Queste persone hanno il diritto di lavorare e noi di andare al ristorante».

Nel tavolo a fianco è seduta la consigliera comunale modenese della Lega Beatrice De Maio: «Il settore della ristorazione è tra i più colpiti. Siamo qui per esprimere solidarietà e vicinanza e dimostrare che la politica locale c’è. Io mi sento più sicura qui che a fare la spesa».

Poco più in là, l’ex consigliere comunale di Centrodestra Dario Venturelli, con il fratello Milo e l’amico Francesco Marino stanno cenando, mentre nel locale risuona il refrain: “I ristoratori sono la resistenza”. «Questo è uno dei luoghi più sicuri – aggiunge Venturelli – Il settore dà da lavorare a un’intera filiera, non dimentichiamolo. E il Paese è a un bivio».

Ha tenuto aperto, ma senza somministrazione, Domenico Turi, titolare dell’Osteria dei due mari di Vignola: «Non volevo mettere a rischio i clienti: ho acceso le luci e apparecchiato e basta». —