Oncologia: il caso dei farmaci anti tumorali, processo agli inizi e scatta già una prescrizione

Si tratta di un’accusa di corruzione per tre esperimenti dal 2009 al 2011 Coinvolti il prof. Federico e due case farmaceutiche. L’intervento di Di Pietro

Carlo Gregori

Prescritto. Deve ancora entrare nel vivo il processo per il Caso Oncologia del Policlinico e il capo odi imputazione numero uno è già scaduto: risale al settembre 2012, sono passati troppi anni. Si chiude così il primo capitolo delle accuse dei pm Marco Niccolini e Pasquale Mazzei sui presunti casi di esperimenti irregolari che avrebbero procurato sovvenzioni occulte all’oncologo modenese Massimo Federico; accuse che l’oncologo respinge con sdegno. Proprio un caso di corruzione riguardava il capo di imputazione che ieri il presidente del Collegio, giudice Pasquale Liccardo, ha stralciato e dichiarato «estinto per intervenuta prescrizione». Sotto accusa per questi episodi, che riguardano tre esperimenti del 2009, 2010 e 2011, erano il professor Massimo Federico, Gloria Bosi, Luca Dogana, Roberta Bonardi, Giuseppe Sardone, Fausto Grossi e due case farmaceutiche, Teva Italia e Chephalon.


Alla lettura della ordinanza, è intervenuto uno dei difensori di Federico, Antonio Di Pietro, il popolare pm del Pool Mani Pulite di Milano ai tempi di Tangentopoli e oggi avvocato penalista. Sorpreso dalla decisione, Di Pietro ha fatto notare che il professor Federico ha intenzione di arrivare a una piena assoluzione. Di fronte alla prescrizione di questo capo d’imputazione, alla fine Di Pietro ha detto di prendere atto accettando la decisione del Tribunale. Restano da discutere altri nove casi di questa inchiesta della quale si sa ancora molto poco, tanto fitto per anni è stato il segreto d’indagine.

L a prescrizione ha interessato un’accusa formulata dalla Procura - che ora non verrà più affrontata - riguardante le decisioni delle due case farmaceutiche in concorso per «influire sull’esercizio delle funzioni del medico pubblico Massimo Federico nel quadro di una condivisione delle strategie commerciali della casa farmaceutica». In sostanza, secondo la Procura, in veste di presidente dell’associazione Fil, come ente promotore “no sponsor”, il professor Federico avrebbe svolto tre sperimentazioni mediche dopo averle fatte approvare dalla direzione generale del Policlinico presentandole «falsamente» (così la Procura) al comitato etico come no profit. Un’altra accusa “spirata” riguardava il sostengo dato da Federico all’efficacia e alla convenzione di farmaci per la terapia di linfonodi. E in cambio di questa presunta corruzione cosa avrebbe ottenuto? Per sé e per le associazioni «somme di denaro non meglio identificate», scrivono i pm, per sponsorizzare eventi medici. Accuse fondate o infondate che siano, il capitolo uno ora è chiuso. —

© RIPRODUZIONE RISERVATA