Modena Il virus ferisce anche i bimbi «Casi di autolesionismo»

Da ottobre sei ricoveri per gesti di violenza autoinflitta e grave disagio psichico Il primario di Pediatria Iughetti: «È una situazione a cui non siamo abituati»

MODENA È vero che il Covid in quanto virus generalmente non colpisce o colpisce in maniera abbastanza leggera i bambini. Ma in via indiretta li sta attaccando in modo tanto subdolo quanto ugualmente allarmante nei riscontri: con la malattia della solitudine. L’isolamento e la mancanza di momenti ricreativi per il rischio contagio li stanno ferendo in tutti i sensi: nello spirito come nel fisico, fino a gravissimi gesti di autolesionismo. Anche a Modena.

Modena, il Covid ferisce anche i più piccoli: casi di autolesionismo



A lanciare l’allarme su quanto sta accadendo a quella parte di società che rappresenta il nostro futuro è il dottor Lorenzo Iughetti, direttore del dipartimento Materno-Infantile del Policlinico. «A livello polmonare i nostri bambini hanno generalmente conseguenze limitate dal Covid, seppure in questi mesi non siano mancate eccezioni e anche ricoveri in terapia intensiva. C’è però un altro aspetto non meno allarmante: l’onda lunga della situazione che siamo vivendo, con la privazione di importanti momenti di socializzazione e sport, sta pensando in modo significativo su di loro, e purtroppo continuerà a farlo. Al Bambin Gesù di Roma stanno registrando un drammatico aumento dei suicidi o tentativi di suicidio tra giovanissimi. Noi non siamo immuni dal questa situazione di malessere: nel nostro reparto continuano ad arrivare bambini con crisi di panico e attacchi d’ansia. Ma anche peggio, purtroppo».

Il riferimento è agli atti di autolesionismo a cui i giovani vengono spinti dalla solitudine e dall’aumentato potere del web e dei social. Finestra sul mondo piena di insidie se non c’è un adeguato contraltare di famiglia e amici. «Dal mese di ottobre in particolare, quando si è acuita la stretta, qui al Policlinico abbiamo avuto 6 casi gravi nella fascia che va dagli 8 ai 14 anni - spiega il primario - tre di questi sono stati contrassegnati da gravi atti di autolesionismo, come il taglio delle braccia. In altre situazioni non si è arrivati a questo, ma il quadro era lo stesso della massima gravità: bambini che dicono ai genitori di volersi uccidere, altri che mangiano sempre meno fino ad arrivare a un sostanziale rifiuto del cibo, altri che non parlano più con i genitori. Altri ancora affetti da un malessere difficile da classificare, ma che li fa stare molto male, e i genitori con loro. In un periodo temporale così limitato, neanche tre mesi, comincia ad essere una casistica da guardare con attenzione. Tuttora abbiamo ricoverata una ragazzina affetta da una sintomatologia grave».

Si tratta in tutti i casi di bambini italiani, modenesi, provenienti da famiglie tranquille all’apparenza, non certo segnate da fenomeni di maltrattamento. Ed è una cosa che fa ancor più pensare: «È una situazione a cui non siamo abituati - dice chiaramente Iughetti - per questo va affrontata con grande attenzione e sensibilità. Personalmente sono convinto che quella che abbiamo toccato con mano in ospedale sia solo la punta di un iceberg. Credo che siano molti, molti di più i bambini o pre-adolescenti che stanno interiorizzando nel modo sbagliato i disagi legati a questo periodo che sta condizionando pesantemente le vite di tutti. È necessario un particolare sforzo da parte degli adulti, da parte delle famiglie, per limitare il più possibile i momenti di tensione che ci possono essere tra le mura domestiche. E aumentare invece quelli di ascolto e dialogo con i propri figli». —

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