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Licenziamenti, si avvicina il 31 marzo: l’allarme e le proposte dei sindacati modenesi

Uil: «A rischio la tenuta sociale». Cisl: «Servizi pubblici, commercio e tessile in difficoltà». Cgil: «Favorire gli investimenti»

MODENA «Qui si mette a rischio la tenuta sociale. La gente non starà ferma». Il tono della voce del segretario Uil di Modena Luigi Tollari è accorato.

«Se dopo il 31 marzo non verrà rinnovato almeno per altri 4-5 mesi il blocco dei licenziamenti, in una situazione delicata e complessa come quella attuale e con un governo che sta vivendo giorni difficili, cosa potrà succedere? E non si potrà dire che è colpa del sindacato, tutti devono farsi carico della cosa». Per Tollari sono migliaia e migliaia i posti di lavoro a rischio, in tutti i settori, nessuno escluso. «Abbiamo sollecitato un Tavolo a livello nazionale, dobbiamo mettere in campo – conclude – tutti gli strumenti possibili».


Sul tema del blocco dei licenziamenti William Ballotta della Cisl, richiamando l'attenzione sulle diverse criticità aziendali aperte o che si stanno aprendo, si sofferma sulla necessità di avviare subito iniziative di formazione e riqualificazione professionale dei lavoratori.

«Dobbiamo impiegare al meglio questo tempo – spiega – approfittando del buon livello delle relazioni esistente con le associazioni datoriali. Non fermiamoci ai pur necessari ristori, dobbiamo prepararci a pensare al “dopo”, a riprogettare il futuro; avere una visione di lungo periodo, non solo emergenziale, per essere pronti quando finirà il blocco dei licenziamenti. Ci sono scelte che possiamo compiere sul territorio per renderlo ancora più competitivo». Il segretario generale della Cisl Emilia Centrale non vuole fare previsioni sul numero dei posti che si potrebbero perdere dopo il 31 marzo. «Servizi pubblici, commercio, tessile carpigiano – dice – questi i settori più a rischio».

Manuela Gozzi, segretaria generale della Cgil di Modena, individua come priorità la necessità di favorire la ripresa degli investimenti per salvaguardare l'occupazione e l'uscita dall'emergenza Covid-19. «Dobbiamo, come disposto dal Patto sul Lavoro regionale, attivare tutti gli ammortizzatori qui previsti e strumenti come i contratti di solidarietà. Tutti i soggetti firmatari è necessario che facciano la loro parte. Rispetto ai settori – spiega – si tenga conto che la pandemia e nuove modalità lavorative come lo smart working rendono più difficile identificare quali attività e fino a che punto siano più in difficoltà».

A quanto è dato sapere il governo sarebbe intenzionato a rifinanziare la cassa integrazione Covid e disposto a valutare un'estensione del divieto di licenziare che vada di pari passo con il rinnovo di questa, ma solo per le aziende che fanno parte dei settori più fragili e più colpiti dalla crisi, mentre per gli altri si dovrebbe tornare alla normalità. Le associazioni imprenditoriali da tempo ribadiscono che non si può continuare a gestire l’attuale crisi con interventi congiunturali quali il ricorso alla cassa integrazione, ma come siano necessarie politiche attive, ad esempio rafforzando la Naspi e favorendo l’ingresso dei giovani nel mercato del lavoro. Nel pomeriggio di mercoledì si è intanto tenuta la riunione del Tavolo dell’economia e del lavoro, convocato da Provincia e Comune di Modena, al quale hanno partecipato i rappresentanti di associazioni di categoria, ordini professionali, sindacati e diversi sindaci. «La ripresa deve partire dall'impiego efficace delle risorse europee e dagli investimenti pubblici, soprattutto quelli per le grandi infrastrutture, come Cispadana e Bretella Campogalliano-Sassuolo. In questa fase difficile – ha spiegato il presidente della Provincia Gian Domenico Tomei – occorre rafforzare i sostegni alle categorie più colpite dalla pandemia e l'incertezza politica non deve assolutamente condizionare queste misure».

Gian Carlo Muzzarelli, sindaco di Modena, ha ricordato che emergono «i primi segnali positivi per esempio dall'edilizia, grazie ai bonus fiscali del 110 per cento. Per questo gli enti locali devono produrre ora il massimo sforzo per snellire le procedure favorendo gli investimenti».

Alberto Belluzzi di Lapam ha denunciato la «grave situazione di tante aziende, anche a causa dell'altalena di provvedimenti e l'insufficienza dei ristori, oltre alle difficoltà dei criteri di applicazione dei codici Ateco che stanno creando sperequazioni tra le imprese», mentre Sandro Grisendi (Ance) ha sottolineato la necessità di accelerare l'avvio delle opere anche di Anas sulla viabilità modenese. —