Contenuto riservato agli abbonati

Modena. La nuova stazione Piccola? La progettano gli studenti del Guarini

Le quinte del Guarini ridanno vita ad uno stabile abbandonato dentro il comparto «Uno studentato, una casa della musica o un centro per giovani: le idee ci sono»

MODENA Uno studentato. Una Casa della Musica. Un Centro di ascolto per giovani. Così le quinte dell’istituto Guarini immaginano la rinascita di un edificio ferroviario alle spalle della stazione Piccola.

È lo stabile con la scritta “cabina elettrica” visibile da via Fregni. Sui vetri danneggiati della struttura a due piani si riflettono scritte sui muri, bottiglie e plastiche abbandonate. Le studentesse e gli studenti indossano il caschetto protettivo. Descrivono su carta i particolari dell’edificio. Prendono le misure. «Quattordici metri e 83 centimetri», dice uno. «Venti metri e ottantuno», aggiunge un secondo. Soltanto per il piano terra risultano disponibili oltre trecento metri quadri di base. «Come classe abbiamo pensato a una Casa dello Studente», esordisce Ludovica Montorsi. Studentessa di quinta A, si dice onorata di mettersi in gioco per ridare vita alla zona.


Gli studenti lavorano alla riqualificazione da un anno. Merito di un progetto comunitario chiamato “Youmobil”. Un progetto con cui l’agenzia per la Mobilità (aMo) ha coinvolto la scuola, dando agli studenti la possibilità di diventare geometri sul campo.

«Abbiamo iniziato con un rilievo dell’immobile - interviene Brian Lucero, anch’egli di quinta A - trasferendo le misure per avere un progetto definitivo. Inoltre, abbiamo fatto una ricerca urbanistica della zona per capire le principali attività giovanili che ci sono e quelle che mancano».

Lo studente descrive i possibili valori aggiunti di ogni progetto. «Abbiamo un’idea di realizzare una Casa dello Studente - prosegue Lucero - in cui vi siano alloggi a basso prezzo per le persone che vengono a studiare da fuori Modena. Oppure pensiamo a una Casa della Musica, in cui organizzare attività musicali come uno studio di registrazione o corsi».

Una terza idea riguarda l’aspetto sanitario. «Pensiamo a un Centro di recupero a livello emotivo - aggiunge il giovane per aiutare i ragazzi che hanno problemi quali bulimia o depressione».

Ritrovarsi fuori dai banchi consente di riscoprire la socializzazione. «Noi ragazzi ci vediamo poco per la situazione sanitaria - riprende Montorsi - e a scuola ci conosciamo poco. È anche un modo per conoscerci di più, confrontarci, socializzare. Il progetto è tutto basato non sulla competizione, ma sulla collaborazione».

Una collaborazione di cui vanno fieri gli insegnanti. «La possibilità di collaborare tra classi diverse è molto positiva», sottolinea la docente Teresa Arcidiacono. L’insegnante di Progettazione riflette sul valore sociale dell’esperienza. «Dopo la fase di rilievo conclusa ieri procederemo con la fase progettuale - la scaletta di Arcidiacono - che nascerà da considerazioni di carattere urbanistico».

Condivide la linea Margherita Zanasi, preside reggente del Guarini. «Già in passato il Guarini ha collaborato con il Comune di Spilamberto nell’ambito di un progetto per l’eliminazione delle barriere architettoniche - conclude Zanasi - Ora questa bella opportunità di collaborazione con aMo è di ulteriore stimolo alla creatività per vedere come da un problema possa nascere una soluzione per valorizzare storia e territorio». —

© RIPRODUZIONE RISERVATA