Modena L’odissea dei “precari Covid” Stipendi in ritardo di tre mesi

Centinaia di docenti e collaboratori sono stati pagati solo in questi giorni Lunedì il sit-in del comitato davanti all’Ufficio scolastico: «Organici inadeguati»

Luca Gardinale

Sono arrivati a Modena tra fine settembre e metà ottobre, spostandosi di centinaia di chilometri e prendendo casa in affitto per un posto di lavoro, eppure molti di loro hanno ricevuto lo stipendio solo nei giorni scorsi. E’ la dura vita dei “precari Covid”, ovvero i docenti e i collaboratori scolastici assunti con i contratti messi a disposizione del ministero per coprire le carenze negli organici. Per quanto riguarda la nostra provincia si tratta di qualche centinaio di persone tra personale Ata - che ha preso servizio a fine settembre - e supplenti, che hanno iniziato a ottobre.


Un valido supporto per le scuole modenesi, insomma, anche se il sistema ha mostrato subito diverse falle, a partire da quella che ha portato docenti e collaboratori a lavorare per tre mesi senza ricevere lo stipendio. «In sostanza - spiega il segretario della Flc-Cgil Claudio Riso - c’è stato un errore nei conteggi da parte del ministero: così, se da una parte a settembre le scuole hanno ricevuto la comunicazione della dotazione e il personale è entrato in servizio, nei fatti è emerso che non c’erano stanziamenti a sufficienza per pagare queste persone». Una falla che ha portato ad un rimpallo di responsabilità tra il ministero dell’Economia e quello dell’Istruzione, mentre anche dalla Flc modenese sono partiti diversi solleciti: «Dal ministero sono così partite tre “emissioni speciali” - riprende Riso - portando solo nei giorni scorsi a pagare gli stipendi di tutti i “contratti Covid”. Ora l’auspicio è che la macchina sia finalmente partita, e non ci siano più questi inaccettabili ritardi».

Nel frattempo, la scuola si prepara a tornare in piazza per una serie di rivendicazioni, dall’adeguamento degli organici alla ripresa delle lezioni in presenza al 100% per le superiori: lunedì dalle 8 alle 9 il comitato “Priorità alla scuola” aderirà alla mobilitazione nazionale con un presidio davanti alla sede dell’Ufficio scolastico provinciale di via Rainusso. «Si apre un momento decisivo - fa sapere il comitato - per un anno di scuola che vogliamo diverso da quello che è appena trascorso: a partire dalla chiusura delle iscrizioni, infatti, vengono stabiliti i parametri per organizzare l’organico, che condizionano in modo decisivo la composizione delle classi nel prossimo anno scolastico».

Il comitato ricorda quindi che «il 25 gennaio si chiuderanno le iscrizioni alle scuole per il 2021-22. Come gli ultimi mesi hanno dimostrato in modo inequivocabile, le cosiddette “classi pollaio” sono un problema enorme della scuola pubblica italiana. Non solo in un contesto di pandemia, ma anche perché numeri così alti di studenti e studentesse nelle singole aule rendono difficoltoso l’insegnamento e l’apprendimento, dal momento che indeboliscono significativamente la possibilità di instaurare relazioni positive. Ciononostante, il corpo docente non è stato aumentato e, anzi, il personale aggiuntivo di quest’anno (quello che è stato chiamato “personale covid”) probabilmente l’anno prossimo non ci sarà. Il rischio - chiude il comitato invitando i cittadini a partecipare al presidio - è quello di ritrovarci nuovamente con classi di 30 persone, che dovranno recuperare gli spaventosi vuoti accumulati dallo scorso febbraio». —

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